mercoledì 26 aprile 2017

Che ridere il simpatico gioco delle molestie, non invecchia mai

Bello, l'ultimo scherzo ad “Amici” di Maria De Filippi: palpeggiare pesantemente una cantante durante le prove sul palco. La giocosa citazione del più classico gioco del branco: molestare, violentare, aggiungendo alla violazione l’incitazione di gruppo, l’umiliazione collettiva della persona colpita, dileggiandola. Una persona subisce, mentre gli altri ridono; e anche ad Amici ridono, ridono tutti. E tutte. Mica vorrai far la figura di uno/una senza il senso dell'umorismo, vero? Il tweet che celebra l'ideona come lo scherzo più divertente degli ultimi anni dà poi la stura a commenti da branco che completano il quadro.
Bello.
Non tanto nuovo, però. Amici deficienti + sessisti = branco: ecco l'ambito in cui, da sempre, molestare è il passatempo preferito. Era davvero il caso di celebrarlo propinandolo come lecito e divertentissimo a milioni di spettatori, fra cui innumerevoli zucche già vuote? NO, secondo la  petizione che ora chiede di dare uno stop alle molestie  sessuali in tvInvitando a firmarla, prendiamo a prestito le parole da un post di Giulia Siviero (a cui diciamo anche grazie) per far notare l'implicazione, gravissima, che tutto questo comporta: 
Ridono, ridono tutti. E tutte. Nessuna, nessunissima consapevolezza, invece, della cosa che era stata appena messa in scena. Una molestia sessuale normalizzata, offerta senza alcun filtro al “divertimento” di chi l’ha pensata e di chi vi ha assistito, in una specie di festa dell’auto-assoluzione simbolica da bar. Ancora: una molestia sessuale dissimulata, travestita e celebrata su un palco con quegli stessi argomenti che i molestatori usano spesso nei tribunali. Che ridere.
Il 2 febbraio 2016 un uomo è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale perché “scherzava”. Domenico Lipari, ex direttore dell’agenzie delle entrate di Palermo, era stato accusato di violenza sessuale attenuata nei confronti di due colleghe di lavoro (…) Secondo il tribunale non era stato commesso un reato perché Lipari aveva fatto effettivamente quel che gli veniva contestato ma senza trarne «appagamento sessuale» e senza «limitare la libertà sessuale delle due donne». I giudici avevano inoltre tenuto conto del contesto in cui si erano svolti i fatti, che era guarda un po’, scherzoso: «Il comportamento del capufficio imputato era oggettivamente dettato da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo, frammisto ad una larvata forma di prevaricazione e ad una, sia pur scorretta, modalità di impostazione dei rapporti gerarchici all’interno dell’ufficio (…) non si deve però fare riferimento alle parti anatomiche aggredite e al grado di intensità fisica del contatto instaurato, ma si deve tenere conto dell’intero contesto. Nel comportamento del Lipari non era ravvisabile alcun fine di concupiscenza o di soddisfacimento dell’impulso sessuale».

La sentenza ha sostanzialmente stabilito che è il molestatore a decidere se un contesto è scherzoso e che una molestia è una vera-molestia solo se il molestatore ne trae piacere sessuale. E ha stabilito che è sempre il molestatore a decidere se, quando e come una donna deve sentirsi violata
Quel siparietto in tv ha normalizzato, nello spazio di un minuto, tutto questo: confondendo i limiti, i confini tra offesa e offensore, stabilendo una cornice in cui certe cose smettono di essere quello che sono e diventano altro. E facendo automaticamente diventare “altro” e “altra” chi ci ha visto una cosa ben differente: una sciocchina-che-ha-frainteso, nel migliore dei casi, una frigida-femminista-incattivita (notoriamente priva di senso dell'humour, ndr) nel forse peggiore dei casi. Come non ridere, dunque, tutte e tutti insieme davanti a tutto un mondo che finalmente è autorizzato a ridere quando ti palpano le tette come fossero paperelle? Come non ridere, di fronte a un contesto che ti fa capire che devi ridere, perché ci sono le risate registrate e ci sono, al momento giusto, i suoni che fanno i giocattoli di gomma quando li strizzi? Poco mi importa che la diretta interessata (ma non mentre accadeva), altre presenti e altre ancora si siano divertite o piegate al divertimento altrui per non fare “figuracce”. Ho imparato che al mondo ci sono donne che gli uomini hanno “educato” benissimo.
Che speranze abbiamo davanti a questo continuo travaso di spazzatura nei cervelli, da parte della Tv? Ma su dai, non lamentiamoci sempre; un po' di sense of humour! Godiamoci l'allegro entertainment a base di compiacenti donne dell'est e giocose molestie, facciamoci altre 4 risate. 


Qui si fa per ridere, mica come in quei paesi dove non c'è rispetto per le donne.



martedì 25 aprile 2017

Perché un 25 aprile femminista

Quest'anno il #25aprile sarà femminista, perché una rivoluzione che abbia senso o è femminista, o non è. Sapevate che il 25 aprile 1945 Togliatti diede indicazione che le partigiane non sfilassero alle manifestazioni seguite alla Liberazione? "il popolo non avrebbe capito" (leggi: le avrebbe considerate presenze sconvenienti, probabilmente solo prostitute dei partigiani maschi). Quindi Togliatti disse: alle sfilate le donne non ci devono essereRiproponiamo qui un video che documenta non solo la storia delle donne nella Resistenza - ma anche come questa storia sia stata volutamente taciuta e ignorata; come ignorata è stata nei secoli tutta la storia delle donne.


ATTENZIONE: il video è stato immediatamente rimosso. Perché? perché la storia delle donne viene così sistematicamente oscurata??? DI QUESTO CHIDIAMO CONTO ALLA RAI, visto che la ragione sembra essere proprio la negazione, da parte della Rai, all'utilizzo di alcuni stralci di filmati storici.
La rete delle reti femminili ha montato questo filmato utilizzando contributi da molte fonti, tra cui il documentario di Liliana Cavani del 1965 "La donna nella Resistenza" (il solo che conosciamo che fu realizzato sul tema, con interviste a Germana Bordoni, Norma Barbolini, Adriana Locatelli, Gilda Larocca, Tosca Bucarelli, Marcella Monaco, Maria Giraudo, suor Gaetana del carcere di Santa Verdiana, Lidia Menapace, Maria Montruolo, Anna Maria Enriques Agnoletti e sua madre; sulla Resistenza delle donne è rimasto davvero molto poco: senza il prezioso lavoro della Cavani nemmeno questo video avrebbe potuto essere realizzato); ci sono inoltre contributi originali recenti, inclusi pezzi di interviste inedite. 
Ma perché le donne non dovevano esserci? non certo per la sciocca preoccupazione che fossero scambiate per "prostitute"; ma perché, tornata la "normalità", le donne dovevano tornare al focolare, archiviando il male necessario della loro pericolosa partecipazione alla vita sociale, che l'emergenza della guerra aveva imposto. Su questo tutti i maschi, di destra e di sinistra, si trovavano d'accordo. Ma questa domanda è correlata anche a un'altra: che ruolo ebbero le donne nella Resistenza di allora, e quale stanno avendo adesso? Un ruolo essenziale, insostituibile, senza il quale ogni nuova resistenza è destinata a fallire; ecco perché va riconosciuto, salvaguardato e valorizzato. 
E, oggi, una Resistenza strenua è in corso nel mondo, se non vi foste accorti, contro un'offensiva di proporzioni planetarie, per la riduzione dei diritti a favore di oligarchie autoritarie. Un'offensiva che non è esagerato definire neonazista e che vede in primo piano l'islamismo politico da un lato, e lobby economiche dall'altro, per il dominio sull'energia, l'alimentazione e la salute. Le donne sono in prima linea in questa battaglia: per la difesa del Pianeta dalla violenza dell'economia predatoria, per la libertà dei semi, per politiche di pace, per reagire all'emergenza climatica, contro ogni razzismo e per i diritti sessuali di tutti. Sono in lotta per i propri diritti - che sono specchio del livello di democrazia ovunque, e per i diritti di tutti gli esseri. Sul piano militare, pur promuovendo ovunque la Pace, le donne si impegnano se necessario anche a strenue resistenze armate: ed è dove le donne hanno davvero peso, che le potenti formazioni armate del cosiddetto Stato Islamico vengono respinte. Lo stesso non si può dire dove le donne sono relegate al mero ruolo di vittime. Là dove, grazie al ruolo delle armate femminili, l'Isis è stato respinto, è avvenuto - e sta avvenendo - qualcosa che ci riguarda tutti; di questo dobbiamo insistentemente parlare.
Come ricordava Marisa Rodano nel suo intervento alla Camera, il 25 aprile 2015: "senza le donne la lotta di Liberazione non sarebbe stata vittoriosa". Questo è vero anche adesso. Insegniamo ai nostri figli la Storia, e a cercare di comprendere il presente, perché il Pianeta, la vita e l'umanità non sono mai stati così in pericolo: nessun diritto è scontato: la libertà si conquista ogni giorno. Oggi le donne, più che mai, sono animatrici di questa resistenza permanente.

Di seguito il programma organizzato a Milano per il 25 aprile dalla rete #nonunadimeno di Milano:


Tutte sono invitate a partecipare:
1. vestendo colori dal fucsia al viola dovunque ti troverai durante la giornata
2. portando una stoffaalta 50 cm, lunga quanto vuoi e con dei legacci agli angoli, degli stessi colori, su cui avrai scritto il tuo messaggio: con le stoffe di tutte comporremo, durante il corteo, una lunga striscia che porteremo in piazza Duomo e poi all’Arco della Pace
3. facendo circolare nel corteo i volantini con gli 8 punti per il 25 aprile che distribuiranno le staffette della rete non una di meno
4. rinominando le strade che attraverseremo con i nomi di combattenti partigiane e delle Madri Costituenti





Questi gli appuntamenti:

Piazzale Cimitero Maggiore, Presenza al presidio 
9.30 Porta un fiore al partigiano con una corona d’alloro alla resistenza delle partigiane, le foto e le storie di partigiane milanesi e delle madri costituenti, le nostre parole e le nostre poesie

Piazza Duomo 
13:30 incontro sul sagrato e formazione delle staffette resistenti della rete #nonunadimeno che in bicicletta o a piedi si organizzeranno per portare nel corteo i nostri contenuti attraverso la distribuzione del manifesto della rete non una di meno di Milano e gli otto punti per il 25 aprile, rinominare le strade che attraverseremo dedicandole a donne partigiane, componendo la lunga striscia di stoffa che attraverserà il corteo,
17:00 ci ritroveremo tutte come rete nonunadomeno sul sagrato del Duomo con gli striscioni, le foto delle donne partigiane e delle madri costituenti, i cartelli con i nostri messaggi, la lunga striscia dei messaggi legati insieme...
17:30 partenza dal sagrato del Duomo del colorato e rEsistente corteo della Rete nonunadimeno, per raggiungere l’Arco della Pace  

Arco della Pace 
qui troverete il banchetto #nonunadimeno; e interventi #nonundimeno dal palco   

sabato 15 aprile 2017

Il delirio fallico e il padre di tutti i missili falliformi

I deficienti al potere con sensi di inferiorità irrisolti dovrebbero essere tutti chiusi in uno stadio a tempo indeterminato, armati di righelli, a misurarsi davanti a una giuria di altrettanti maschi deficienti i propri (veri) piselli, mosci e in erezione. Invece vanno in giro armati di armi micidiali, liberi di misurare la potenza delle proprie (ideali) proiezioni falliche facendo esplodere su madre Terra simulacri esplosivi celebrativi dei loro cazzetti.

Alla fine, è per questa semplice ragione che siamo stati portati sull’orlo dell’estinzione, e per la stessa ragione la bomba di Trump del 13 aprile 2017 ha accorciato la distanza a meno di 1 mm. 
Bene, bravi, congratulazioni. Noi donne quali mezzi abbiamo sempre avuto per intervenire, per scongiurare tanta idiozia fallica? solo la parola; per lo più inascoltata, ovviamente. Oggi, che stiamo crescendo, c'è solo da augurarsi che non sia troppo tardi. 
Ma intanto, a proposito di parole - diciamo che la guerra è sempre patriarcale e fallocratica, e perciò la parola madre non dovrebbe mai essere accostata alla parola bomba.


La Massive ordnance air blast, o MOAB, o Mother of all bombs, non è affatto “madre di tutte le bombe”, ma solo, e unicamente, l’aspirante padre di tutti i missili falliformi. 
Eppure, povero Trump, a distanza di poche ore dalla dimostrazione fallica pre-atomica più devastante del mondo, arriva una bruciante delusione: Putin si vanta davanti all’universo mondo di avere un cazzone esplosivo (ancorché ancora non-atomico), di gran lunga più lungo e più esplosivo del suo
E a  maggior sfregio, lo chiama finalmente col suo nome, sbertucciando come pussy l’appellativo madre di tutte le bombe: il mio missile è molto più potente, e infatti ma quale “madre”, si chiama Father of all bombs, è il padre di tutte le bombe - anzi, per l’esattezza sarebbe meglio dire di tutti i missili, che è maschile.



Ma mica siamo in un film underground degli anni Settanta, è tutto vero. Il Moscow Times - prontamente - titola tipo noi ce l'abbiamo più grosso del tuo.

E avvisa che la Madre di tutte le bombe non spaventa i russi, noi ne abbiamo una ancora più potente: gli americani avrebbero molta più paura del nostro padre. Ha una potenza 4 volte maggiore di quella americana (44 tonnellate di tritolo contro 11) e un raggio di distruzione maggiore, più innovativa, essendo progettata solo nel 2007.
Ci puoi giurare che un altro padre di tutti i padri di tutti i missili il virile Donald lo sta già facendo costruire. Ma intanto vediamo ora cosa tirerà fuori dalle sue mutande d’acciaio anche quell’altro cretino, il complessato coreano.
Domani è Pasqua. Mettiamoci il cuore in pace, perché fuori è sempre più guerra.

giovedì 6 aprile 2017

Carissime tutte, invito all'assemblea di Roma 22-23 aprile 2017

Carissime tutte, la rete #nonunadimeno dal proprio blog invia una lettera a tutte le partecipanti alle mobilitazioni dell'8 marzo scorso. Invito che, da qui, estendiamo anche a quelle che non c'erano. 
... vi scriviamo, scrive il blog della rete, dopo lo Sciopero globale dello scorso 8 marzo, in primo luogo per ringraziare tutte per la forza, il coraggio, la passione, la fantasia con cui è stata animata e fatta vivere questa splendida giornata di lotta e mobilitazione globale.
Si; non era facile, non è stato facile, proclamare la violenza maschile sulle donne ragione abbastanza concreta perché le donne di tutto il mondo, da decine e decine di paesi, si decidessero a indire a livello planetario uno sciopero delle donne; in Italia per chiedere lo sciopero generale. E' stato davvero un evento senza precedenti. Eppure, noi lo sentivamo nei nostri corpi, nelle nostre teste, nel nostro diritto inalienabile a vivere e lavorare con dignità e libertà; perciò lo abbiamo fatto.
In tanti luoghi di lavoro, nei servizi e nelle cooperative, nelle scuole e negli ospedali, nel pubblico impiego come in quello privato, in tante hanno incrociato le braccia, e non solo le lavoratrici dipendenti; lo hanno fatto anche, mettendosi doppiamente a rischio, le lavoratrici autonome e parasubordinate, quelle precarie che il diritto di sciopero non lo hanno. Ognuna mettendosi in gioco a suo modo e non solo in Italia: fiumane di donne si sono riversate ovunque nelle piazze, milioni di donne hanno scioperato e si sono mobilitate in tutto il mondo, in oltre 50 paesi. 
Dobbiamo dirlo, senza arroganza: forse il più importante evento di lotta degli ultimi decenni. O forse, senza forse. Passato l’evento, con il ricordo ancora nitido, si tratta ora di mettere a frutto questa esperienza e di consolidare questa straordinaria nuova marea femminista

Primo obiettivo lavorare a un nuovo Piano femminista contro la violenza, che già le assemblee nazionali di novembre e di febbraio scorsi hanno cominciato a delineare. Per questo motivo la rete invita tutte a continuare insieme partecipando ai prossimi momenti di discussione: dai Tavoli che stanno proseguendo nel lavoro sul Piano, sino alla prossima assemblea nazionale #nonunadimeno, che si svolgerà a Roma il 22 e 23 aprile. 
Occasioni concrete per elaborare collettivamente quanto è accaduto lo scorso 8 marzo e per andare avanti.

martedì 21 marzo 2017

Sessismo e razzismo in Rai: Parliamone Subito

Mogli come buoi alla Fiera dell'est del servizio pubblico. "Parliamone Sabato" è stata chiusa, soppressa per razzismo e sessismo (e anche per idiozia). La decisione di Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale della Rai è arrivata dopo le scuse di Andrea Fabiani, presidente di Rai 1, e di Monica Maggioni, presidente Rai che si era detta offesa come donna, per i contenuti della defunta trasmissione. La puntata intitolata: "La minaccia arriva dall'est. Gli uomini preferiscono le straniere". Sottotitolo: "Sono ruba mariti o mogli perfette"?   andata in onda sabato scorso con un penoso siparietto tra  Perego, gli  ospiti  e una grafica che  illustrava “la qualità delle donne dell’est” ha suscitato indignate proteste  e petizioni. 

Ne ha parlato anche la stampa spagnola e probabilmente la notizia approderà su altre testate straniere. La rete Non Una di meno ha subito organizzato il flashmob “Rai ma che fai? Parliamone subito e mercoledì 22 marzo alle 14 (viale Mazzini, 14 Roma) davanti alla sede della Rai ci sarà una protesta per dire basta agli stereotipi sessisti e razzisti e alle narrazioni tossiche.
Il ritratto della donna perfetta secondo la Rai? Essere sottomessa, brava donna di casa, fattrice, avvenente, disponibile a perdonare tradimenti e acquiescente. Un po’ santa, un po’ puttana, un po’ colf.  L'ibrido tra l’Anastasia di 50 sfumature di grigio, un efficiente elettrodomestico e  una wonder woman dedita alla soddisfazione delle aspettative maschili,  vivrebbe soprattutto nei Paesi dell’Est. La narrazione degradante e umiliante delle donne e in particolare delle donne dell’est, tra sessismo, misoginia e razzismo sarebbe stata ispirata, escludendo gli abitudinari avventori ubriachi del solito bar sport, dal sito Oltreuomo (o la sua  pagina Facebook dove si possono leggere edificanti contenuti quali “Perché la ragazza che non si mette in tiro fa decollare gli uccelli degli uomini”) e dal post “Venti motivi per farsi una ragazza dell’est”.  I sei punti illustrati nella grafica del programma Rai sarebbero stati la sintesi di quella ventina di motivazioni (Come ha suggerito Domenico Naso in un post sul Fatto quotidiano). Non si tratta di un sito satirico o ironico come qualcuno, prendendo una svista, ha scritto, ma di un sito che fa del sessismo qualcosa di cui ridere. Vizio di una sottocultura italiana che ha trova da decenni, ampio spazio in tivvù. Scrive Monica Lanfranco sul Fatto quotidiano: "Come nel 2009 dimostrò il profetico documentario di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne, è stata la tv a veicolare per oltre due decenni stereotipi e luoghi comuni sessisti in programmi definiti di intrattenimento zeppi di volgarità, doppi sensi sempre e noiosamente a sfondo sessuale, reiterando l’allegro adagio di mogli e buoi dei paesi tuoi come leit motiv di fondo, perché l’imperativo fatti una risata è stato ed è il collante politico trasversale del paese del sole, mozzarella e mandolino".
il sito Oltre uomo
Cattura
Non sono trascorse nemmeno due settimane dallo sciopero delle donne organizzato l’8 marzo  dalla rete Non una di meno insieme ad un movimento mondiale che in  50 Paesi ha portato nelle strade milioni di manifestanti per rivendicare diritti, libertà dalla violenza, lotta agli stereotipi, alle discriminazioni e al sessismo che la televisione pubblica italiana  gioca con un nostalgico immaginario sessista, razzista, stupido e volgare, degno del ventennio fascista. I diritti e la dignità delle  donne? Questioni leggere, da poter piegare alle esigenze di una sterile caccia allo share solleticando il basso ventre del pubblico. Tutto questo in violazione del codice etico della Rai e della Convenzione di Istanbul che invitano  ad assumere un ruolo responsabile per essere parte attiva di un cambiamento culturale.
Lorella Zanardo - che si occupa da più di un decennio del linguaggio della televisione italiana - scrive sulla pagina Facebook de Il corpo delle donne che: "non capisce i motivi dello scandalo. La televisione italiana è così da dieci anni. Lo abbiamo denunciato con un documentario e meglio di così non si poteva dire. Perché non ci siamo limitati alle grida che durano un giorno, abbiamo reso noto il pogrom che viene compiuto nei confronti delle donne. Non serve gridare allo scandalo. Serve rifondare la RAI. Chiedere alla Commissione di Vigilanza che cavolo fa tutto il giorno. Chiedere che la RAI non sia più lottizzata dai partiti. Che il profitto non sia più l'unico obiettivo. Che il terzo articolo della Costituzione sia rispettato e di conseguenza le donne. Serve riflettere che via Berlusconi, la RAI continua a promuovere programmi sessisti. Di immagini come quelle che girano sul web oggi ne abbiamo schedate centinaia. Su queste si basano i nostri corsi da anni, sulla loro analisi e destrutturazione. Avanti. La protesta va costruita bene”.
Lorella Zanardo
Ciliegina sulla torta: ieri sera il giornalista sportivo, Ivan Zazzaroni ha detto a Patrizia Panìco, neo allenatrice degli Azzurri under 16 (prima donna nella storia del calcio), che la sua nomina è "solo un'operazione di marketing", asserendo che una donna non possa allenare il calcio maschile
No. Chiudere una trasmissione non basta!
(pubblicato anche su Navigando in Genere) 

martedì 14 marzo 2017

Un puttaniere in Cina. Nell'inferno di Dongguan

E' uno come tanti [un altro come quello della numero 37] e si vanta su un sito delinquenziale per deficienti (uno dei tanti). Non so (scrive), forse è il mio karma che mi fa passare da un bordello all’altro, e così eccomi qui nella mecca del sesso mondiale, il più grande trombodromo di tutto il pianeta: posti come Manila, Havana, Bangkok, Pattaya, Rio de Janeiro, Santo domingo, non sono nulla in confronto. Quando si parla di meretricio, a Dongguan i numeri sono roba che si fa fatica a crederci, basti pensare che qua operano oltre 700mila zoccole (ma forse di più chi lo sa...), ci sono locali che contengono oltre 500 ragazze, solo per il nostro sollazzo, locali anche dove se ne vedono 1000 di ragazze, tutte della categoria street flower - o per dirla all’italiana: raccogli il tuo fiorellino. Dongguan è una grande città di circa 15 milioni di abitanti, e dentro questa città ne contiene altre 27, ventisette città una nell'altra; l’epicentro del sesso mondiale - quello per intenderci a 10 gradi della scala Richter - si trova a ChangPing. Se venite qui non vi basteranno 10 anni per far fronte all’offerta: per gli uomini locali, per i businessmen di Taiwan e HongKong, per tutti gli uomini stranieri che qui soprattutto capitano per affari - io faccio parte di quest’ultima categoria, a un’occasione del genere era difficile dire di no, di tutti i maggiori trombodromi in cui ho messo piede, mi mancava la Mecca della prostituzione mondiale, ed eccomi qui, sarò testimone di quanto andrò a vedere, a toccare, e di cosa vuol dire scopare qui!!

Ci si siede sui divanetti e, mentre si ordina qualcosa da bere, entrano 50 ragazze per volta, tutte in fila, ogni 2 minuti fanno avanti e indietro, sono trascorsi solo 10 minuti e già ne sono passate oltre 500, è un casino perché dovete tenere a mente quelle che vi piacciono. Il mio consiglio è di tenere da parte quelle che vi piacciono e poi fare la scelta finale, lo so non è semplice ma qua è così che funziona, siamo in un supermarket di dimensioni vertiginose, mai vista tanta figa in una volta sola, tutte con abitini succinti e numerino, tacco 12 e make up non troppo vistoso. 

Si sale sui piani e nei lunghi corridoi anche qui, su entrambi i lati, schiere di 100 ragazze: non sia mai che prima di arrivare in camera ce ne sia qualcun’altra di nostro gradimento.


Ecco, la foto è del puttaniere fiero di sé; poi  ce n'è anche una della ragazzina che si è portato in camera. Poi sto poveraccio va avanti per altri 100.000 caratteri, raccontando per filo e per segno la sua interpretazione della notte bollente, una miserabile notte di sevizie in cui ha costretto un'altra persona; una persona indifesa e stritolata da una schiavitù straziante, a ingoiare le sue schifose secrezioni. E conclude con: gemeva come una cagna in calore e mentre gliela leccavo profondamente, le mie dita gli pastrugnavano il suo bel culetto, anche se poi mi sono limitato a buttarglielo solo nella sua passerine bagnata (!)Sembra ignorare, questo babbeo, nello scrivere una cretinata simile, che la poveraccia è bagnata di gel chimico per non restare lesionata, e che recita per sopravvivere, mentre il suo solo pensiero è inviare mantra mentali di morte a lui e al suo ridicolo, schifoso attrezzo
Gli errori di ortografia li abbiamo corretti; i disturbi dell'anima quelli no; sono incorreggibili, indelebili, sono quella cosa che definisce il puttaniere in sé, la cifra stessa della sua miserabile esistenza. 

Tra i miserabili commenti dei suoi simili, c'è poi quello del puttaniere-avaro: ma 800 yuan sono sempre 100 euro! vale la pena andare fino lì per questi prezzi? 

100 €: il prezzo di una vita, di una libertà; il prezzo di tutto il dolore del mondo; la cartina tornasole dell'insensibilità, della stupida crudeltà maschile, della vanità dei deficienti.



domenica 5 marzo 2017

8 marzo 2017 sciopero globale e internazionale delle donne

Lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo 2017 è un evento senza precedenti.  

Al momento hanno aderito 42 paesi nel mondo, ma altri continuano ad aggiungersi. Anche Amnesty International ha dato il proprio sostegno ufficiale, con una dichiarazione di Margaret Huang (direttrice di Amnesty International Usa) che fa aperto riferimento al tentativo di distruggere decenni di lotte anche da parte della nuova amministrazione degli Stati Uniti. 

Qui trovate la mappa con gli eventi fissati fino ad ora, ma è ancora incompleta. 
Come partecipare?
partecipando agli eventi e scioperando dal lavoro: c’è la copertura sindacale generale, quindi tutte le lavoratrici del settore privato e del pubblico possono legittimamente scioperare, qualunque sia la categoria di appartenenza, che siano iscritte o meno a un sindacato, e a prescindere che nel loro luogo di lavoro sia presente o meno qualcuno dei sindacati fra quelli che hanno indetto lo sciopero. Qui, a questo LINK, trovate i dettagli. 
Tutte sono invitate ad astenersi, in questo giorno, da ogni forma di shopping; inoltre di vestire di fucsia e nero o rosso; inoltre a esporre drappi alle finestre; e a partecipare su fb e su twitter [qui le istruzioni per il tweetstorm].
Cercate il corteo o l'evento più vicino a voi. Regalatevi una giornata per voi, per noi, fra noi. 














venerdì 3 marzo 2017

L'inerzia della giustizia italiana condanna le donne; la Corte Europea condanna l'Italia

La Corte di Strasburgo dà ai fascisti di ogni tipo un'altra buona ragione per gridare all'urgenza di lasciare l'Europa: la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per non aver protetto in nessun modo una donna e suo figlio dalla violenza del marito. 

Questi, nonostante le ripetute denunce di lei e anche dei vicini, finì per ferirla gravemente e per assassinare il ragazzo (Remanzacco, provincia di Udine, 26 novembre 2013). La sentenza stabilisce che "non agendo prontamente in seguito a una denuncia di violenza domestica fatta dalla donna, le autorità italiane hanno privato la denuncia di qualsiasi effetto creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che infine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio". [violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della convenzione europea dei diritti umani]. 
Dice il Pm italiano, Antonio De Nicolo, che la donna all'epoca avrebbe ridimensionato la portata delle accuse e dunque "per forza si era arrivati all'archiviazione dall'accusa di maltrattamenti". Per forza? 

Per forza?? Ad esempio... per forza non si poteva ascoltare anche il grido di aiuto della mamma di Federico Barakat? e bè, come ascoltarla, visto che (stravolta dalla paura per sé e per il figlio) sembrava "instabile"? meglio dare retta al padre e tutelare i diritti del padre, che così in un colloquio "protetto" poté accoltellarlo a morte con comodo.
Per forza un corno. L'Italia meriterebbe centinaia di condanne come questa. Ci auguriamo che questa sana sentenza non sia solo una svista, un miraggio, ma l'inizio di un processo di guarigione.

venerdì 10 febbraio 2017

Le cosce di Boschi, la patata di Raggi: lettera a Sandra Amurri sul sessismo dei media

Gentile Sandra Amurri,
ho letto il tuo articolo “Virginia Raggi su Libero è patata bollente. L’indifferenza delle donne è il vero sessismo” sul volgare titolo di Libero: La vita agrodolce della Raggi. Patata bollente, firmato dal  direttore Vittorio Feltri. 


Ho sentito e condiviso la tua indignazione. Il titolo non offende solo Virginia Raggi esponendola ad una  rivoltante gogna sessista ma offende anche tutte le donne perché, per l’ennesima volta, utilizza il sessismo per colpire una donna in politica invece di fare una critica del suo operato.  Libero ma non solo, direi parecchi quotidiani nostrani, sono affetti da un morbo che abbassa le difese immunitarie della coscienza e della civiltà e quando la narrazione riguarda “negri”, “froci” e donne, il razzismo, il sessismo, l’omofobia  vengono spacciate per irriverente ironia o satira. A chi si indigna viene consigliato: fatte na risata!.
Ho voluto bere l’amaro calice fino in fondo ed ho anche sprecato 1,50 dei miei preziosi euri per acquistare una copia di Libero e leggere tutto l’articolo: era degno del titolo. Forse peggio. Imbarazzante per chi ha l’età di Vittorio Feltri e dovrebbe fare esercizio di eleganza di stile rifiutando la volgarità sessista di un bullo cafone e adolescente in piena tempesta ormonale. Imbarazzante per qualunque direttore di  giornale. Imbarazzante per il giornalismo italiano. Poteva essere la parodia di un articolo in uno di quei film di Alvaro Vitali invece è la realtà della stampa nostrana. Del resto da colui che pubblica un titolo come “E per gradire arrostiscono una ragazza” per raccontare la cronaca della morte violenta di una ventenne che ci si può aspettare?  Non ho né tempo, né la voglia di parlare di Vittorio Feltri, mi interessa piuttosto scriverti per ragionare di alcune cose.
Il 4 e 5 febbraio scorsi a Bologna si è svolto il secondo incontro del movimento Nonunadimeno su otto tavoli tematici. Uno di quei tavoli riguarda la Narrazione della violenza attraverso i media ed è suddiviso in due sottogruppi: informazione, nuovi media e  fiction. Si  analizzano gli stereotipi con cui si racconta la cronaca dei femminicidi ma anche i pregiudizi sulle donne. Si pensano iniziative e progetti.  
Sono tavoli molto partecipati ma sarebbe bello ci fossero molte più giornaliste quindi già che ci sono ti invito al prossimo tavolo. Più siamo meglio è. Hai puntato il dito contro l’ipocrisia o l’ignavia di quelle donne che non denunciano le offese che toccano donne di altri partiti o altre fazioni o altre “case”. L’antica e triste abitudine delle donne di “lavar panni sporchi in famiglia” o non lavarli affatto esprimendo il proprio malcontento fra mugugni e silenzi fino ad arrendersi all’indulgenza per gli “uomini di casa”,  è  ancora molto diffusa. O a volte avviene anche di peggio e quel linguaggio sessista lo usano le stesse donne contro altre donne per adesione, imitazione a modelli sessisti, illusione di fare esercizio di un potere maschile a lungo invidiato.
Da vent’anni  si fanno analisi sul linguaggio della stampa e ne abbiamo viste di schifezze. Le cose sono peggiorate perché impattiamo contro l’arroganza di chi sa che tanto la farà franca, le segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti si sono sprecate, le mail bombing alle redazioni anche e pure gli incontri e le formazioni con giornalisti e giornaliste non bastano. L’Ordine è un grande assente e più adotta carte e regolamenti meno pare avere efficacia nel mantenere la dignità, il rispetto delle regole e un livello sufficiente di intelligenza tra i giornalisti e le giornaliste. In vent’anni è stata sdoganata una violenza verbale (e di immagini)  fascista, machista che deumanizza le donne ed è stata utilizzata come arma perché c’è ben altro in gioco. Non riguarda solo Virginia Raggi, riguarda le donne, gli uomini, la qualità di relazioni che si vogliono costruire  fra i generi, i rapporti di potere che il movimento delle donne ha messo in crisi e che le spinte conservatrici e reazionarie vogliono ferocemente restaurare. Come? Mettendo le donne al “loro posto” con violenze fisiche e simboliche, con la denigrazione del linguaggio e delle immagini. 
Così  si ripristina l’antico ordine  tra uomini e donne. 
In questo la stampa gioca un ruolo rilevante. Non è per spirito di polemica che ti ricordo che il 7 aprile 2016, sul blog che curo sul Fatto quotidiano, uscì un post firmato da me e Monica Lanfranco nel quale criticavamo il direttore del Fatto quotidiano  perché  Maria Elena Boschi era  oggetto di scherno sessista e in un articolo il suo direttore scriveva di una Boschi trivellata dai magistrati senza alcuna avvedutezza di ciò che avrebbero potuto evocare quelle parole.  Marco Travaglio mentre cadeva da un pero ebbe persino il tempo di rispondere al volo che chi pensava male fosse solo  ossessionato dal sesso. (e così anche Vittorio Feltri in un'intervista rilasciata ad Affaritaliani.it ha difeso il titolo dicendo che non c'è nessun doppio senso: "lo attribuisce chi legge e non chi scrive").





Quel  linguaggio è ovunque e si sciorina nei luoghi che frequentiamo abitualmente e in luoghi che ci sono estranei e sta investendo in pieno le donne.
E  allora no! Non si deve tacere. Hai ragione.
@Nadiesdaa
pubblicato anche su Navigando in genere

venerdì 3 febbraio 2017

Nuova assemblea nazionale delle donne a Bologna: preparando lo sciopero femminista globale

Le donne italiane tornano in assemblea nazionale, questa volta a Bologna; mentre si prepara per l’8 marzo 2017 il primo sciopero femminista globale. L'appuntamento, a cui sono attese circa 1.500 donne da tutta Italia, è il 4 e 5 febbraio alla facoltà di Giurisprudenza (via Belmeloro 14).

Da mesi l’Internazionale femminista si connette da ogni parte del mondo mobilitando piazze a ripetizione e numerosissime per i diritti delle donne e di tutti, per pari opportunità reali, resistenza e lotta alla violenza contro le donne, ai razzismi e agli autoritarismi. Solo per citare gli eventi più importanti degli ultimi mesi, ricordiamo le mobilitazioni in Irlanda e di Varsavia (24 settembre e il 3 ottobre 2016); quella in Argentina e America Latina (19 ottobre) e quella di Roma (26 novembre 2016); quella di Washington, e in tutto il mondo, il 21 gennaio 2017.




Come già annunciato nell’ultima assemblea di Roma (e nella manifestazione nazionale del 26 novembre), sabato 4 e domenica 5 febbraio la rete italiana si incontra a Bologna per fare il punto e stabilire il programma per l’8 marzo: uno sciopero femminista generale, a cui sono invitati anche i sindacati di base, con la proposta di anticipare a quella data anche lo sciopero della scuola ora previsto per il 17 marzo. Di definire 8 punti per l’8 marzo, e del piano nazionale femminista contro la violenza, si parla il 4 e il 5 febbraio alla facoltà di Giurisprudenza. 
Sabato sera il siamo-marea-party: ingresso gratuito, all'Atelier Si (via san Vitale 69), aperitivo-cena e dancefloor in macho free zone.

lunedì 30 gennaio 2017

Dopo la giudice Ann Donnelly, anche la ministra della giustizia Sally Yates pone un nuovo freno a Trump. Licenziata per tradimento

Licenziata per "tradimento". Il presidente americano non sa che (ancora e per il momento) il Ministro della Giustizia degli Stati Uniti deve essere fedele alla Costituzione e allo Stato, non a un singolo uomo di potere. Dopo la giudice Ann Donnelly, anche un'altra donna ha posto un importante freno alle azioni sconsiderate del presidente Trump, pur conoscendo i rischi per la sua carriera. E' Sally Yates, che da Procuratrice Generale in carica ha dato disposizione al Dipartimento di Giustizia di non sostenere in tribunale l’ordine esecutivo del presidente Trump in materia di immigrazione.

Il presidente Trump ha l'autorità di licenziare la signora Yates.
Tuttavia, essendo ancora lei, attualmente [cioè lo era prima dell'aggiornamento al post, ndr], il più alto funzionario del Dipartimento di Giustizia, al momento anche l'unica autorizzata a firmare mandati di sorveglianza per stranieri, una funzione essenziale del suo reparto.
In una lettera agli avvocati del Dipartimento di Giustizia la Yates ha scritto: “spetta a me la responsabilità di assicurare che le posizioni che prendiamo in tribunale siano coerenti con l'obbligo solenne di questa istituzione a cercare sempre la giustizia ergendosi in difesa di ciò che è giusto. Allo stato attuale, non sono convinta che la difesa dell'ordine esecutivo sia coerente con queste responsabilità né che l'ordine esecutivo [il Muslim Ban, ndr] sia lecito. Per tutto il tempo in cui la carica di procuratore generale sarà in capo a me, il Dipartimento di Giustizia non presenti argomenti a difesa dell'ordine esecutivo, a meno che, e fino a quando, non mi sia convinta che sia opportuno farlo".


AGGIORNAMENTO del 31 gennaio •
sono passate solo poche ore da questo provvedimento della  Yates, e non solo è arrivato il licenziamento, ma addirittura per tradimento contro l'istituzione, per aver rifiutato di proteggere la sicurezza dei cittadini americani (vedi sotto il comunicato della Casa Bianca). Tiri ognuno le proprie conclusioni.
Oggi la Yates viene linciata per il suo coraggio; un'eventualità prevista da tanti che l'avevano esortata, nel suo altissimo ruolo, a non essere debole e, soprattutto, a essere fedele alla Costituzione - non a uomini che usano i il potere come una clava. Vedi sotto un po' di esempi. Ironia della sorte, l'ultimo che potete sentire parlare nelle clip sotto è Jeff Sessionstrumpiano che oggi la stronca: proprio colui che Trump ha insediato nella posizione della Yates. 
Eppure allora - come alludendo che una donna, in quel delicatissimo ruolo, potesse essere debole - la ammoniva: attenzione, perché ti sarà chiesto di fare cose a cui dovrai solo rispondere NO.