giovedì 31 luglio 2014

Donne e Potere: ne parliamo? invito alla Scuola Residenziale estiva di BeFree

Le donne e il potere: una questione sempre controversa, un nesso contraddittorio e complesso che richiede elaborazioni teoriche originali, interpretazioni innovative, al di fuori di ogni retorica e semplificazione. Questa l’ambizione a cui punta la scuola estiva di Be Free che avrà luogo a Bolsena, dal 30 agosto al 3 settembre 2014, presso il Convento Santa Maria del Giglio.
Giunta alla sua IV° edizione, dopo i successi degli anni trascorsi, la scuola estiva di Be free quest’anno intende esplorare le diverse articolazioni e implicazioni del potere, nonché le sue manifestazioni storiche e contemporanee, indagando il suo intreccio profondo con il presente, con una crisi economica e sociale che si declina sempre di più crisi dell’autorità maschile.
Si discuterà del potere in tutte le sue declinazioni, come dispositivo normativo e di controllo della soggettività femminile, come ordine simbolico del maschile che ha inglobato la soggettività delle donne riducendole ad una subalternità monolitica, ma anche potere come aspirazione, da raggiungere con modalità strumentali a quella stessa subalternità, o, al contrario, con modalità oppositive e liberatorie, agendo la dimensione politica del conflitto.
E ancora parleremo di potere come pratica intimamente rivoluzionaria, sia nella dimensione pubblica che nella dimensione più legata alla propria identità sessuata femminile; il potere, come impalpabile e incombente oggetto del desiderio, miccia che accende i conflitti fra donne che, a loro volta, hanno di fatto ostacolato il raggiungimento di una posizione autorevole.
Tra le relatrici avremo storiche come Maria Paola Fiorensoli, che ci racconterà la traiettoria del Re Carlo VII Delfino di Francia dall’originale punto di vista di sei donne straordinarie, e Fiorenza Taricone che parlerà dell’affermazione
di un pensiero femminile/femministe a cavallo tra l’ottocento e il novecento, con la politica Laura Cima, autrice de il complesso di Penelope e Anna Simone che attraverso il suo libro “I talenti delle donne” ci parlerà di donne autorevoli che attraverso le loro biografie e scelte individuali hanno fatto la “differenza” ponendosi irriducibili alla narrazione di superficie dell’universo femminile.
Pedagogiste e comunicatrici (Alessia Murone, Francesca Borrusio, Loredana Lipperini, Pina Caporaso),ci aiuteranno a definire i sistemi formativi come omogeneizzanti del potere e Margherita Giacobino, che ci introdurrà al Potere dell’ erotico in Audre Lore.
L’istituto carcerario in tutte le sue forme storiche e contemporanee sarà affrontato da Rossella Postorino, autrice de “Il corpo docile” e dalle operatrici antitratta di Be Free, che dal 2009 lavorano nel C.I.E. Ponte Galeria (Roma)
Il potere nel senso di “empowerment” sarà discusso a partire dall’esperienza del gruppo di automutuaiuto per donne vittime di violenza condotto dalla psicologa di Be Free Francesca Esposito e raccontato dalle protagoniste di questo insolito progetto, significativamente chiamato “Le fenici volano verso Itaca”.
Il rapporto tra donne della politica e potere politico sarà al centro di un’intera mattinata cui interverranno parlamentari e consigliere dei governi territoriali, quali Celeste Costantino, Marta Bonafoni, Gabriella Gramaglia, Eleonora Forense, Valeria Fedeli, Mara Mucci, Elettra Deiana
Un’ampia sessione sarà dedicata alla questione del protagonismo femminile in tema di mafie con i contributi di Alessandra Dino (docente di sociologia dell’ università di Palermo), Franca Imbergamo (PM antimafia), Francesca Kock (Casa Internazionale delle donne) e Cinzia Paolillo (presidente dell'associazione antimafia daSud).
Del potere maschile si discuterà con Lorenzo Gasparrini di Maschile plurale, attivista e blogger di Questo uomo no.
L’ultimo giorno si parlerà di femminismo oltre ogni stereotipo, con Lidia Campagnano e con la discussione del documento di BeFree “L’arte di uccidersi fra donne”.
Laboratori, spettacoli teatrali e momenti ludici, inclusi esercizi mattutini di risveglio energetico, faranno da cornice alla Scuola Estiva.
Particolarmente curata sarà l’alimentazione (presto pubblicheremo i menu giornalieri) e sarà possibile ottenere pasti speciali per problematiche alimentari.

Questioni di Potere

In arrivo la IV Scuola Residenziale estiva di BeFree - edizione 2014
30 agosto - 3 settembre 2014, Convento di Santa Maria del Giglio, Bolsena (Vt)
Dibattiti, tavole rotonde, laboratori, approfondimenti con esponenti di spicco della politica, dell’associazionismo, del mondo della cultura e dello spettacolo.
per info e costi: Gaia 339 3803389 • Antonella 3492661601 • befree.scuolaestiva@gmail.com

sabato 26 luglio 2014

Giovani e antifemministe? un successo (perfino loro) del femminismo

di Monica Lanfranco • Molto estivo e ricorrente arriva puntuale anche quest’anno un nuovo ‘caso’ di movimento di donne contro il femminismo. Dopo le, ormai note, storiche pagine facebook, e i siti antifemministi che identificano ogni lotta per i diritti di genere, o contro la violenza maschile, bollandola come misandrica e nazifem, ecco servito l’hashtag inglese ‪#‎womenagainstfeminism, al quale va aggiunto, per la cronaca, #WhyIDontNeedFeminism.
Non è da oggi che si indaga sull’impatto, la trasmissione e la sedimentazione del femminismo sulle giovani generazioni. Le domande (e l’angoscia per le temute risposte), scivolano di volta in volta da donna a donna quando le giovani che hanno incontrato i movimenti di emancipazione e liberazione, diventando adulte, si guardano intorno verificando i risultati e l’incarnazione delle proprie conquiste nelle figlie, nelle sorelle minori, nelle allieve, nelle conoscenti e nella società tutta.
Quando, oggi come ieri, s’inciampa nella giaculatoria del il femminismo è morto, o, come in questo caso, del ‘io non ho bisogno del femminismo’ è  interessante ragionare su quale sia la genesi di queste affermazioni, e lo scopo che hanno. Una prima considerazione è che la banalizzazione di ogni pensiero è sempre in agguato, frutto dell’ignoranza e della superficialità, a sua volta indotte dalla velocizzazione dell’era tecnologica.
Libere di dire che non c’è bisogno del femminismo: ma è ridicolo ignorare che, se milioni di giovani donne oggi esprimono una loro opinione (non ancora dovunque nel mondo, dove altrettante milioni non possono farlo, e se ci provano rischiano anche la morte) questa libertà è decisamente frutto del femminismo.
Molti dei cartelli delle giovani contestatrici (che adottano le identiche modalità delle sorelle profeminism, come in questo progettofanno palese confusione tra diritti ottenuti (prima del vituperato femminismo inesistenti, loro lo sanno? come la parità sul lavoro, in famiglia, il divorzio, o l’interruzione di gravidanza) e la prevaricazione: ma avere pari diritti e doveri non è voler male all’altro. Significa poter esistere senza essere considerate una appendice, una brutta copia o una declinazione imperfetta rispetto all’originale (il maschile).

Nella superficiale strumentalizzazione della comunicazione di cosa sia il femminismo (e di chi siano le femministe), c’è un punto che penso sia centrale: molte delle giovani che si dicono antifemministe sostengono di esserlo perché non si sentono vittime. Mi pare che questo sia importante: non far sentire le donne come vittime, come fragili, come deboli e necessitanti tutela, come è stato tra i primi scopi del percorso femminista.
Ecco perché, per quanto ingrate e ignoranti nel liquidare la fatica di chi le ha precedute (ma anche da compatire, perché ignare della bellezza, del divertimento e della magica condivisione che le maggiori hanno potuto apprezzare stando nel femminismo, dicendosi femministe, e continuando ad esserlo) queste giovani piene di iniziativa sono le migliori  testimoni del successo del femminismo. Anche se inconsapevoli, come spesso accade alle figlie ingrate.
Così come in maniera gioiosa si dicono femministe molte giovani (e anche qualche uomo) nel video del più grande giornale femminista al mondo, il Ms magazine:


anche le antagoniste sono libere di dirsi. In questo caso, di dirsi contro un pensiero di liberazione, quale il femminismo è: dal mio punto di vista farlo è rischioso perché poco vale la libertà individuale se non la si connette con la responsabilità sociale delle proprie azioni. Altro punto debole di un rifiuto che include il rifiuto potenziale del tesoro di diritti acquisiti, è la fiducia incondizionata nella sola soggettività individuale e la negazione del valore del collettivo, quindi della storia sociale delle donne e della genealogia politica dalla quale si proviene, ma sempre di libertà si tratta
E, per una femminista, vederla praticata da giovani donne, per quanto in direzione opposta, come tale è una bella vittoria.


C'era una volta.. la numero 37. Nell'inferno delle adolescenti e bambine in mano ai pedofili

Silvestro Montanaro, sulla sua pagina facebook, ci racconta una storia. Che comincia così:  "La 37...”.  Già, la numero 37"E’ una buona scelta, è appena arrivata… carne fresca. 20 dollari ed è sua per un’ora”. Il dialogo si svolge in un inglese stentato. 
Da un lato un tedesco su negli anni, enorme, una gran pancia e le guance rubiconde per troppa birra. Dall’altra un figuro truce, thailandese, canotta nera e jeans, due baffetti a render più maligna una bocca devastata da denti corrotti dal troppo fumo e dalla piorrea. Il tedesco si fa largo tra una moltitudine di uomini vocianti e raggiunge la cassa. Il thailandese fa ampi cenni verso l’immensa vetrata che separa in due la sala, tracciando un confine tra la folla dei potenziali clienti e la merce in esposizione. 100 ragazzine seggono una accanto all’altra, vestite da piccole infermiere sexy. Abiti succinti, striminziti, forme bene in vista. 


Ognuna ha in petto una coccarda con su impresso un numero, dallo 001 al 100. La numero 37 ha l’aria smarrita. E’ una piccoletta dai capelli neri come la pece, le forme appena abbozzate, le piccole mani giunte, strette nervosamente sul grembo. Si guarda intorno disperata. Le ragazze vicine le indicano il thailandese, le spiegano che ce l’ha con lei. Lei nega, cerca di far finta di niente, quasi di nascondersi. Ma dove? Intanto resta lì seduta, come frastornata. Poi tira su un lungo respiro come fanno i bambini prima di prendere una medicina troppo amara e si alza. Ma solo per un attimo. Torna a sedere, scuote la testa, si stringe nervosamente le mani in grembo. Il thailandese gesticola sempre più nervosamente verso l’allucinante acquario umano. Il tedesco intanto è tornato accanto a lui e mostra un foglietto che deve essere la ricevuta dell’avvenuto pagamento. “La 18...”. Un altro omone tutto tatuato ha fatto la sua scelta. “20 dollari.. ha grande esperienza… qui solo ragazze di qualità”, si complimenta il thailandese. Un cenno imperioso e la numero 18 si alza e trascina con sé la 37. La 18 ritira due chiavi, ne dà una alla 37. Poi riceve un pugno di preservativi e ne dà una parte alla 37, che tremante li lascia cadere a terra. Il tatuato segue la numero 18 verso una scalinata che porta al piano superiore. La 37 segue lentamente il tedesco che già conosce la strada. Si guarda intorno, cerca lo sguardo di un’altra ragazza al di là della vetrata. La 51 la fissa muta per un attimo e poi nasconde il faccino tra le mani. Nella sala puzzolente di fumo e di sudori le contrattazioni vanno avanti frenetiche tra lo sghignazzare dei clienti, tutti arrivati in piccole comitive reduci da troppi drink dal precedente errare tra i mille bar che affollano il centro di Pattaya. Meno di 100 chilometri dall’aereoporto di Bangkok, è la città del sesso a basso costo più famosa nel mondo, grazie alle sue 350.000 ragazzine in vendita. Poi uno strepitio furibondo. Il tedesco a torso nudo scende le scale urlando come un ossesso e trascinando la numero 37 in lacrime che tenta disperata di coprirsi in ogni modo il seno nudo. “No good… no good!!!”, urla con quanto fiato ha in gola. Il thailandese si precipita verso di lui, lo invita alla calma, fulmina con gli occhi la ragazzina. “non obbedisce… si rifiuta… piange… no good!”, bestemmia feroce il tedesco. Tra un singhiozzo e l’altro, la ragazzina prova a spiegarsi: “voleva che prendessi… quel suo coso… voleva metterlo… e puzza… è sporco…”. Si becca un terribile ceffone che la scaraventa a terra. 


Il thailandese sembra sul punto di volerla ammazzare, tanta è la rabbia che trasuda dai suoi occhi e dalla sua bocca. “Stai zitta, stupida puttana! Lui ha pagato…può fare di te quello che vuole!!!”. La numero 37 lo guarda attonita. Intorno tutti gli uomini ridono. Il tedesco riprende a sbraitare. Il thailandese si profonde in mille scuse. Gli chiede di scegliersi un’altra ragazza: “quella che vuoi… te la do per 2 ore… offro io…”. “Voglio lei… ho pagato per lei!”, urla con quanto fiato ha in corpo la montagna umana, mostrando la ragazzina al suolo. La numero 37 scuote la testa terrorizzata. 

Il thailandese la trascina in un angolo, mentre il tedesco intrattiene i suoi amici raccontando l’accaduto tra una risata ed una sorsata da una bottiglia che uno di loro gli ha offerto per consolarlo delle sue sventure. “Prepara le tue cose, torni a casa… qui non ti voglio più”, intima il thailandese alla numero 37. “Oggi stesso tuo padre dovrà restituirmi i soldi che gli avevo dato. E se non lo fa, lo mando in galera. Sarà tutta colpa tua. Hai mandato la tua famiglia in rovina. Per la tua stupidità, sarete disonorati per sempre“. La ragazzina piange, implora, chiede pietà, si scusa. Il thailandese sembra irremovibile. Poi, la spinge verso il tedesco: “se lui ti vuole ancora…”. 

La numero 37 si asciuga le lacrime e raggiunge l’omone. Lo prende per mano, china la testa davanti a lui una, più volte. Chiede perdono. La montagna di lardo e alcool guarda soddisfatto i suoi amici, poi si rivolge al thailandese. “Sicuro che non farà più la stronza?”. “Farà tutto quello che vuoi, tranquillo”, risponde il thailandese. Tutto?”, insiste l’altro. “Tutto! Divertiti“, ribadisce il thailandese accompagnandolo alle scale.

Ed il mercato riprende vivace. 
Dopo un po’ si sente urlare disperata la numero 37, poi il vocione esasperato del tedesco. Poi più nulla. Il thailandese scuote la testa e torna ai suoi affari.
Venti minuti dopo il tedesco scende la scala con il faccione sudato, ma soddisfatto. I suoi amici gli vanno incontro e lui racconta le sue imprese tra un fracasso di risate. 
Intanto la numero 37 discende a sua volta gli scalini maledetti. Traballa, è in un mare di lacrime. Va a risedersi dietro la vetrata. La numero 51 la abbraccia. La ragazzina sembra svenirle tra le braccia. Il tedesco ed i suoi amici osservano la scena dandosi pacche sulle spalle. Un attimo dopo uno di loro si avvicina al thailandese. ” La 37…”
C'è altro da aggiungere? qualcosa da lasciare all'immaginazione? Ricordatevelo, voi che visitate siti come "gnocca travel". E li trovate pure divertenti.

venerdì 25 luglio 2014

Approvata in Francia la nuova legge per l'uguaglianza fra uomini e donne

Approvata in Francia la legge sulla parità: adottato ieri, 23 luglio, il disegno di legge sostenuto da Najat Vallaud-Belkacem, ministra e portavoce del governo per i diritti delle donne. 
Ecco cosa cambia avere un serio Ministero per le Pari Opportiunità! o meglio ancora, proprio come in Francia, una ministra dedicata a vigilare sui diritti delle donne in modo trasversale a tutti i ministeri. Di questa legge avevamo già parlato in questo post
Di cosa si tratta esattamente? Il testo completo è consultabile qui,  mentre a questo link trovate l'infografica che riassume le misure essenziali introdotte. Il nuovo testo, in seguito a un accordo tra deputati e senatori, è stato approvato in due assemblee grazie ai voti della sinistra e della maggior parte dei centristi, mentre la maggioranza degli eletti UMP si sono astenuti: ma - nemmeno a destra - nessuno ha votato contro
Per contrasto, giova ricordare il grottesco comportamento dei politici italiani maschi, che utilizzando a ripetizione il vigliacco trucco dei voti segreti, hanno reiteratamente votato trasversalmente perfino per affossare la doppia preferenza. E che proprio in questi giorni tornano a dar prova del loro anacronistico maschilismo nell'opposizione alla legge per il diritto di scelta sul cognome, che dovrebbe introdurre l'opportunità di scegliere il materno. 
Terrori che, a quanto pare, non fanno più presa sui francesi, che pure ghigliottinarono Olympe de Gouges per aver osato scrivere la "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina".
Ma dalla Rivoluzione Francese ad oggi un paio di secoli non sono trascorsi invano. Meglio tardi che mai, al cuore della nuova legge il contrasto alla violenza e alle discriminazioni, il congedo parentale anche maschile e la riaffermazione del diritto alla scelta in termini di Interruzione di gravidanza: il testo estende anche il reato di "interferenza con l'aborto", che riguarda adesso anche tutte le azioni per bloccare l'accesso alle informazioni sull'interruzione di gravidanza e alla sua applicabilità in rapporto alla relativa legislazione.

domenica 6 luglio 2014

In Arabia Saudita il diritto non esiste. Le donne sono schiave, ma con loro lo sono tutti

Quattro sorelle. Quattro figlie del Re: sono queste le oppositrici più famose del regime saudita. Quattro donne dal coraggio sovrumano. 
Quattro prigioniere, ormai da 13 anni segregate a causa della loro battaglia per i diritti umani. Ora attiva una petizione in loro aiuto.
La madre (al centro nella foto) esule a Londra; le figlie separate perfino fra di loro e soggette ad abusi. Come lo è, qualunque sia la sua condizione sociale, qualunque donna saudita, soggetta al potere assoluto dei maschi di famiglia.
Ci vogliono una resistenza e un coraggio sovrumano per non piegarsi e sopravvivere - eppure, loro, ogni tanto riescono a fare uscire da quel buco un messaggio, un appello al mondo, il più clamoroso in occasione dell'ultima visita di Obama al Re, loro padre. Ma chi le ascolta? Nessuno.

L'Arabia Saudita ha troppi soldi, troppo potere. 
Oggi L'Arabia Saudita possiede buona parte, anche, del mondo occidentale: i suoi soldi non puzzano, anche se la sua ferocia fa orrore. Perché spaventi meno, basta non parlarne. 
Su Wikipedia, per esempio, neanche un cenno alla condizione femminile (solo un lapidario cenno al dato pittoresco che le "donne non possono guidare") e tantomeno al trattamento che subiscono gli oppositori. Ad esempio, un ragazzo che affidasse una critica a internet…che fine fa? niente, solo ammazzato dieci volte a frustate e poi (se sopravvive miracolosamente) incarcerato 10 anni. Questa la condanna per Raif Badawi, e quasi la stessa cosa per Omar, di soli 22 anni. In termini di terrore e repressione l'Arabia Saudita non si fa mancare niente; contro le donne nemmeno la caccia alle streghe, con condanne capitali per "maleficio". Non stupisce dunque che le coraggiose donne della "Saudi women revolution" siano state presto zittite e azzerati tutti i loro siti. Qualche esempio della ferocia dell'Arabia Saudita, contro qualunque tipo di opposizione? Basta dare un'occhiata alle più banali notizie che giungono da quel paese - ad esempio scorrendo il tag "Arabia Saudita" sul Fatto Quotidiano. Un regime semplicemente, banalmente, totalmente, favolosamente assolutistico, come nelle più remote favole in cui il Re può tagliare la testa a chiunque in base a qualunque capriccio. Un Paese privo perfino di Costituzione (al posto della "costituzione" è il Libro Sacro stesso, la cui interpretazione è nelle mani del Re - massima guida religiosa). Un capolavoro di repressione  e totalitarismo che avrebbe fatto impallidire Goebbels - eppure qui, proprio qui, c'è il fulcro delle più importanti alleanze mondiali: dagli Usa, alla Cina, alla Russia, tutti sono amici dell'Arabia Saudita.

mercoledì 2 luglio 2014

Matteo Renzi, rispondi alle donne: vogliamo una Ministra per la Pari Opportunità

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Egregio Presidente,
l’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che raccoglie 55 associazioni, gruppi e reti femminili e ha per scopo la promozione della parità di genere nelle Istituzioni,  e  che ha, già in passato, espresso apprezzamento per la presenza di un numero paritario di Ministre e Ministri, e di alte funzionarie ed esperte a posti di comando, si augura che tale presenza  sia il primo segnale di un cambiamento di passo sulle questioni di genere nel nostro Paese, che appare in ritardo rispetto ai maggiori paesi europei, come appare, solo per fare un esempio, dalla percentuale di donne presenti nel mondo del lavoro (47%).

Alla luce delle discriminazioni che ancora colpiscono le donne italiane, auspichiamo, come già più volte richiesto sia dall’Accordo sia da altre associazione e con interrogazioni parlamentari, che la delega alle politiche di Parità e delle Pari Opportunità venga  attribuita al più presto a una Ministra. Precisando che la Ministra dovrebbe svolgere un’azione di coordinamento per il “mainstreaming” della politica di genere in tutti i dicasteri del Governo.
La nostra richiesta è motivata anche dal fatto che l’Italia assumerà tra pochi giorni la Presidenza europea per il prossimo Semestre e in particolare per l’appuntamento del 23 ottobre durante il quale l’EIGE presenterà il suo rapporto sullo stato delle questioni di genere nell’Unione europea. In questo incontro, presieduto dall’Italia (e a lato del quale la società civile vorrebbe organizzare un evento di rilievo), pensiamo che la presenza di una Ministra sia necessaria, sia come segnale della volontà di garantire l’effettiva applicazione delle raccomandazioni europee in Italia, sia. per assicurare che l’incontro si svolga, come merita il tema della parità e delle pari opportunità, a livello politico,  con le Ministre degli altri paesi, e non solo a livello tecnico,.
Saremmo liete di poterla incontrare per presentarle il nostro Accordo, che presumiamo abbia svolto un ruolo non secondario nel cambiamento di approccio sulle questioni di genere nel nostro Paese.  
In attesa di un Suo gentile riscontro, Le porgiamo i nostri migliori saluti
Per l'Accordo, Daniela Carlà e Marisa Rodano