sabato 31 maggio 2014

Ragazzine stuprate e uccise in India: lettere aperte ai diplomatici indiani e italiani

Su fb è appena uscita una lettera molto dura [che trovate quiall'Ambasciata indiana in Italia. A questa aggiungiamo il seguente comunicato. 

Lettera aperta all’Ambasciatore indiano a Roma e ai Ministri e diplomatici italiani:
Egr. Shri Basant Kumar Gupta, Ambasciatore dell’India in Italia
• Egr. Daniele Mancini, Ambasciatore italiano in India e in Nepal
• Egr. Federica Mogherini, Ministra degli Esteri

Egreg* signor*, nella Vostra qualità di rappresentanti diplomatici e figure di governo ci rivolgiamo a Voi per rappresentarVi e sollecitare quanto segue.

Le donne e gli uomini italiani, come in tutto il mondo, sono rimasti sconvolti dall’ennesimo episodio di brutale violenza che ha visto in India un branco di uomini (fra cui poliziotti) abusare di ragazzine spingendosi al punto di violentarle, torturarle, strangolarle e infine impiccarle a un albero.  
Ci rivolgiamo a Voi per unirci alla richiesta di giustizia che sale dalla famiglia e da tutta la società indiana: in nome dell’India che abbiamo nel cuore, quel luogo, di immensa bellezza, che è fonte di ispirazione spirituale per tutta l’umanità. L’india che ha dato al mondo Gandhi.

Chiediamo che la terra di Gandhi mandi al mondo intero un messaggio forte e inequivocabile in difesa e a sostegno delle proprie figlie, in quanto donne. 
Chiediamo, a tutti gli attori diplomatici che possono avere un ruolo, azioni incrociate e collaborative, forti e decise, volte a sollecitare uno sforzo comune.
Chiediamo che nel Vostro ruolo Vi adoperiate perché dolore e indignazione si trasformino in un riscatto che porti sollievo non solo all’India ma, da lì, alle donne del mondo intero.
Chiediamo una vera svolta che faccia sì che tanta sofferenza non resti vana.
Con fiducia chiediamo a Voi tutti il massimo sforzo in tal senso, ciascuno per le rispettive competenze.
seguono firme

nb • quanto sopra La Rete delle reti femminili propone non come "ente firmatario", ma facendosi da tramite di un messaggio condiviso, in seguito a sollecitazioni ricevute da diverse donne e gruppi via mail e su facebook. Perché? prendiamo spunto da quanto si chiede oggi Monica Ricci Sargentini: e se la nostra rabbia investe l’India? e anche: e in questa storia dove sono le istituzioni? con le ragazzine impiccate o con i poliziotti accusati dell'aggressione? aggiungendo che vien voglia di prendere un aereo, per andare a piantarsi ai piedi di quell’albero di mango insieme ai parenti e agli amici delle (ultime) due vittime inermi di branchi maschili. Ma secondo altri potremmo fare il contrario: smettere di prendere aerei per l’India, per esempio – paese fra le mete turistiche più visitate al mondo; come propone su fb il gruppo Le nostre figlie non sono in vendita). E alle autorità indiane si chiede di ascoltare: il problema non si può liquidare estendendo l’applicazione della pena di morte. Semmai altre forme di pena, che mettano in chiaro che di violenza maschile si tratta, e che di conseguenza bisogna agire, crediamo sarebbero più efficaci.
Ma la pena di morte peggiora, è solo aggiungere a violenza altra violenza. Non per niente la legge del taglione è parte della filosofia stessa su cui poggiano le distorsioni del patriarcato; e (come abbiamo avuto modo di sottolineare anche in riferimento all’Italia) è un insulto alle donne confondere la violenza maschile che le investe con un problema di ordine pubblico. No: le soluzioni sono altre, e ovunque vengano prese, ci riguardano tutti e tutte.
Ci uniamo dunque alle donne indiane per chiedere alle autorità del loro Paese dichiarazioni chiare e forti, rivolte alla propria popolazione e al mondo intero, e azioni concrete rivolte a incoraggiare l’autonomia femminile, stroncare le connivenze poliziesche, educare gli uomini, potenziare le donne, elevarne la dignità e dare loro efficaci strumenti di sostegno e di difesa. E anche ai nostri rappresentanti chiediamo di agire diplomaticamente. E a tutti diciamo: non è una battaglia solo dell’India né, tantomeno, solo “delle donne”. Richiamiamo qui, al proposito, anche il comunicato di Amnesty International. E a tutti chiediamo: partecipate e attivatevi, specie voi uomini - perché proprio voi, uomini di tutto il mondo, specie voi, che non vi macchiereste mai di questi crimini: per quanto voi vi crediate assolti - siete per sempre coinvolti.

domenica 25 maggio 2014

Caterina Chinnici: mi candido per una trasformazione culturale

Dall'intervista di Simonetta Robiony, che prende spunto dalle domande: che può fare l'Europa per noi donne italiane, e cosa sogni per le donne?
L'Italia ha fatto enormi passi avanti, anche grazie ai movimenti di donne sorti nel nostro paese.

Ce l'abbiamo sotto gli occhi a cominciare da questa legge elettorale che permette di votare due donne e un uomo e dalle tante capolista donne candidate dai partiti.
[anche se in verità questa "concessione" non ci sembra molto paritaria: visto che le candidate sono solo 1 terzo del totale e che alla fine voteranno tutti più facilmente, 1 uomo o 2 uomini..; ndr].
Non parliamo di quanto è cambiata la famiglia dove il patriarcato e la subordinazione della moglie al marito è stato sostituito dalla parità di diritti e doveri tra coniuigi e dalla responsabilità genitoriale condivisa. E questo in un tempo brevissimo: solo nel 1965, per esempio, la magistratura è stata aperta alle donne e solo nel 1968 è entrata la prima. Però, non posso negarlo, in Sicilia nella giunta io ero l'unica e nell'assemblea regionale le donne erano solo tre. L'Europa può emanare nuove direttive, comunque utilissime, ma oggi quel che serve è una mutazione culturale che va aiutata con ogni strumento, cominciando con il fornire più fondi alle scuole.
Sogno di combattere la violenza contro le donne che si esprime in mille modi fino ad arrivare all’assassinio. Abbiamo la convenzione di Lanzarote per la tutela dei minori firmata dall’Italia nel 2012, abbiamo recentissimamente ratificato quella di Instambul in favore delle donne, ma dobbiamo passare ad azioni concrete. Dobbiamo sostenere le tante associazioni femminili che aiutano le donne offese, violate, malmenate nel lungo percorso che le porta alla denuncia, al processo, al reinserimento nella società. Sono associazioni che si fondano sul volontariato e necessitano di denaro: l’Europa può aiutarci a trovarlo. (i femminicidi sembrano aumentati di numero perché) da un lato c’è una maggiore sensibilità sociale che non accetta più questo tipo di crimini e se ne scandalizza, dall’altro ci sono uomini rimasti indietro che non tollerano la accresciuta autonomia femminile. Su tutto questo s’è abbattuta la crisi economica che non aiuta.
• Della sua esperienza lavorativa cosa porta in Europa?
Mi sono sempre occupata della tutela dei soggetti più esposti. Non li chiamo deboli perché i bambini e le donne sanno essere fortissimi. Credo che, oltre a indirizzi, fondi, inviti, serva operare sul piano culturale.  

Caterina Chinnici (figlia del magistrato Rocco, vittima di mafia), ed ex-procuratore della Repubblica a Caltanissetta. Capolista alle elezioni europee del 25 maggio per il PD, nella circoscrizione Isole: puoi votarla nelle isole Sicilia e Sardegna.

Nb: come si vota? cose da sapere.  

Quando voti, chiediti: che posizione ha chi sto votando?

Oggi, al voto per il parlamento Europeo, chiediti: che posizione ha chi sto votando? sul controllo degli #OGM, ad esempio, e di conseguenza sulla libertà delle sementi e sulla mia stessa libertà di alimentazione e di essere informata/o. Sembrano argomenti lontani.. certo: ma solo perché non ne veniamo informati.
#MAM: march against Monsanto. Cos'è? Il 24 maggio è stata giornata di eventi informativi e, verso un giorno di azioni stabilito per il 27 settembre, continua una mobilitazione mondiale di informazione e opposizione alle politiche industriali di aziende come la Monsanto, che si traducono, ogni giorno, in azioni concrete che invadono la nostra vita e rischiano di condizionare per sempre quella dei nostri figli: accordi commerciali, politiche di governo e leggi. Di cui noi non sappiamo assolutamente nulla.

Che significa andare nella direzione, già molto avanzata e presentata come in difesa della salute, di "certificare" le sementi destinate alla commercializzazione? 
Che tutte le sementi ammesse finiranno per essere "brevettate".  E nessuna battaglia per la democrazia sarà più efficace quando la gestione del cibo sarà definitivamente appannaggio di poche multinazionali. Ma, rendiamoci conto: è proprio lì che stiamo andando. Se non li fermiamo subito.
Volete capirne di più? investite pochi minuti per integrare le vostre informazioni con quelle che vi può dare Vandana Shiva: economista e scienziata ecologista che dedica la propria vita a indagare problemi, e soluzioni, riguardo ad assunti che hanno (e/o potranno avere) impatti devastanti: sulla nostra vita quotidiana e sul futuro di tutti.
E ricorda.. tutte le politiche dei diritti sono collegate; nulla può essere affrontato separatamente dai propri corollari. Vuoi incidere di più? esigi più politicafemminile. E quando scegli le tue (e i tuoi) candidate/i, non affidarti a concetti ormai svuotati come "destra" e "sinistra": cerca i requisiti minimi del rispetto e per la giustizia.

sabato 24 maggio 2014

Maurizia Giusti detta Syusy Blady: perché mi candido con Green Italia Verdi Europei

Syusy Blady si candida con il gruppo europeo dei Verdi (oggi quarta forza politica dell'Europarlamento, alle cui fila appartiene Ska Keller, unica candidata donna alla presidenza): 
Invito tutte e tutti a votare riflettendo sull'importanza delle scelte che abbiamo dinanzi: scelte che sono europee e non italiane, ma che ci riguardano da vicino. Il voto per l'Europa del 25 maggio è qualcosa di molto più importante del voto per un governo nazionale; disinteressarsene significa delegare il nostro destino ai tedeschi, ai francesi, agli olandesi, a tutte quelle nazioni che, comprendendo l’importanza delle istituzioni europee, mandano lì le loro persone più competenti. 
Per questo mi candido: non si può più delegare ad altri ed è necessario che facciamo qualcosa per lasciare ai nostri figli un mondo uguale, se non migliore di quello che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. Il futuro o sarà verde e sostenibile o non sarà e io ho una figlia di 20 anni, il futuro mi interessa! Per questo ho scelto la lista Green Italia Verdi Europei, per un’Europa più verde e non solo per quanto riguarda l'ambiente. Vogliamo che diventi un'Unione vera in cui dare priorità a ciò che veramente serve alle persone, un'Europa più aperta, per la pace e capace di garantire più diritti alle persone. Puntiamo sui giovani: attraverso la green economy e i lavori 'verdi' possiamo dare risposte innovative al dramma della disoccupazione e combattere la tremenda crisi che stiamo vivendo negli ultimi anni. L’Europa abbandoni il rigore e l'austerity che hanno aggravato la crisi e investa con forza sulle energie rinnovabili e pulite, nella promozione del turismo sostenibile e nell'agricoltura tipica biologica e di qualità. L'Europa è fondamentale per avviare la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale artistico e naturalistico che non solo deve essere protetto e salvaguardato dalla speculazione ma che può essere una risorsa fondamentale per l'Italia e per il suo progresso anche economico.
Vogliamo innovazione e rinnovamento. Per cambiare in meglio le cose però serve la cooperazione da parte di tutti e quindi è necessario che nel gruppo dei Verdi europei (che venga rappresentato anche il punto di vista italiano.
 
Bisogna dare risposte a problemi complessi come l'inquinamento, le politiche energetiche, la sicurezza alimentare e il principio di precauzione rispetto agli Ogm. Occorre ripulire l'aria che respiriamo dai veleni; investire con forza nelle energie rinnovabili che sono pulite, democratiche e le cui fonti non costano nulla; bonificare i terreni contaminati dalle industirie e dai rifiuti tossici. Solo così si cambiano le cose e si costruisce un futuro diverso per i nostri figli.  Ma l’Italia è sempre fanalino di coda: basti dire che qualche mese fa la Corte dei conti europea ha richiamato il nostro paese per non aver saputo spendere 3,5 miliardi di euro che le erano stati assegnati dall'Europa per le politiche ambientali.  
Riguardo all’uscita dall'Euro non si deve essere superficiali: chi ne fa uno slogan ci dica cosa succederebbe ai mutui, alle pensioni, agli stipendi e ai risparmi. La moneta comune deve essere una risorsa per tutti i cittadini europei ma bisogna lavorare perché lo diventi: perché l'austerity e il fiscal compact oggi sono vincoli che rischiano di strozzare l'Europa invece che renderla più forte. Vanno riviste le regole di funzionamento della Banca Centrale Europea e non devono più ripetersi situazioni come quella che ha portato al collasso la Grecia. La risposta alla crisi finanziaria deve essere politica e non bancaria. Basta con l'Europa delle banche, e con mostri dai nomi imperscrutabili come Troika, che non rispondono del loro operato a nessuno: è venuto il momento di costruire l'Europa delle persone che possono scegliere chi li governa, nomi e cognomi, facce. Esseri umani eletti e che se sbagliano rispondono ai cittadini.  

Capolista alle elezioni europee del 25 maggio per la lista Green Italia Verdi Europei nella Circoscrizione Nord-Est: puoi votarmi in Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, e Veneto.

Nb: come si vota? cose da sapere.

Finalmente l'appello musulmano contro la brutalità islamista. Ma serve una svolta che si avrà solo grazie alle donne

E’ una svolta epocale - possiamo dirlo – benché alquanto tardiva; e anche se non sappiamo ancora quale peso e seguito potrà avere... proprio perché in ritardo. Ma finalmente le più alte autorità islamiche nigeriane mandano un segnale deciso contro la brutalità di Boko Haram, mettendo così il dito sulla piaga dell’offensiva islamista – cioè del progetto politico che, ammantandosi di “religione”, impone sistemi autoritari e schiavizzanti. Svolta che, ne siamo certe, si deve in primis alla dura battaglia delle donne africane, le quali – come scrive Leymah Gbowee - si sono attivate in Nigeria e in tutto il continente per portare all’attenzione del mondo il recente (ennesimo) rapimento di centinaia di ragazze. Ed ecco: i leader musulmani nigeriani sono convocati alla moschea centrale di Abuja, dal sultano di Sokoto, per una giornata nazionale di preghiera contro l’ascesa dei sanguinari leader islamisti quali Boko Haram. 
La convocazione (per domenica 25 maggio), annunciata venerdi da Muhammad Sa' ad Abubakar III, invita a partecipare il vicepresidente Namadi Sambo e tutti i governatori musulmani della Nigeria: "il National Muslims Prayers for Peace and Security in Nigeria intende aiutare il paese a superare le attuali sfide alla sicurezza”. Invito ripreso da diversi giornali nazionali e rilanciato in tutto il mondo. Certo, ufficialmente l’azione non è stata presa sotto la spinta delle donne: la chiamata segue a una lettera aperta indirizzata al sultano da un uomo, l’attivista Shehu Sani, il quale ha chiesto alla maggiore autorità religiosa di fare di più per aiutare la liberazione delle studentesse rapite in massa lo scorso 14 aprile: “Le ragazze di Chibok hanno pistole puntate alla testa e catene alle mani; su di noi incombe la spada dei posteri. I religiosi nigeriani, specialmente nel nord, dovrebbero muoversi al di là delle preghiere e attivarsi autonomamente per raggiungere gli insorti e trattare il rientro in sicurezza di queste ragazze". E incide il fatto che Boko Haram minaccia ora le antiche monarchie islamiche, tra cui quella del sultano di Sokoto: contro queste autorità religiose ha già sferrato attacchi mortali, accusandole di tradimento dell’Islam. Lecito dunque dubitare, oggi, dell’efficacia che avrà questa azione, dopo che per tanto tempo l'orrenda violenza in nome della religione è stata tollerata – e spesso strumentalizzata - al punto di consentirle di andare fuori controllo. La sola speranza è che i musulmani di tutto il mondo smettano di avere paura e prendano in mano con decisione la difesa della tolleranza, della pace e del rispetto delle donne come valori di base da promuovere nelle rispettive interpretazioni religiose.
Ma se questo accadrà lo dovremo alle donne: la vera forza della resistenza resta in mano a loro, le sole che – pur schiacciate da repressioni durissime - abbiano dimostrato di saper dare vita a un soggetto collettivo, liquido quanto potente, in grado di non farsi piegare dalla paura.
In paesi martoriati come l’Africa, sono loro le più coraggiose resistenti e solutrici dei conflitti: le donne cristiane e musulmane, che sempre più collaborano attivamente reciprocamente. E che ottengono rilevanti successi politici, benché sistematicamente ignorati dall'informazione: il loro ruolo, nonostante sia sottostimato e non incoraggiato, cresce inesorabile. Da Lola Shoneyin a Solange Lusiku, fino alle moltissime che rischiano nell'anonimato… è a loro che bisogna ricorrere! A loro la nostra riconoscenza. Da loro verrà la soluzione. 





Loredana Lipperini: perché mi candido, e perché per un'altra Europa, con Tsipras

Chi tiene famiglia, esca. Chi ha figli sappia che un giorno essi guarderanno con rispetto o con odio alle sue scelte di oggi. Lo scrisse un poeta, Franco Fortini, poco prima di morire, nell’autunno del 1994: l’era del berlusconismo si era aperta da pochi mesi e il letterato (“dunque, un niente”, scrisse nella sua ultima lettera Fortini) metteva in guardia la Sinistra, ricordandole che le scelte di allora sarebbero state giudicate dalle generazioni successive
Quelle generazioni, oggi, vivono le conseguenze di scelte che non sono state fatte, su cui si è esitato e su cui si è scesi a compromessi. Non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Europa.
Perché a pesare sui nostri figli non è soltanto la cappa di disperazione che ricorda loro, ogni giorno, che non c’è alcun futuro davanti a loro (la cosa più spaventosa che si possa dire a chi ha vent’anni). E’ la solitudine a schiacciarli. La loro, la nostra. E dura da prima della discesa in campo di Berlusconi, che ancora occupa anacronisticamente i discorsi politici e giornalistici. Dura da quando, nel 1987, Margaret Thatcher pronunciò quella frase che divenne, nei fatti, il manifesto del liberismo: Non esiste la società. Esistono solo gli individui e le famiglie (nell’integrale, le sue affermazioni sono ancora più dure: “…la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie. E il governo non può fare niente se non attraverso le persone, e le persone devono guardare per prime a se stesse. È nostro dovere badare prima a noi stessi e poi badare anche ai nostri vicini. Le persone pensano troppo ai diritti senza ricordarsi dei doveri, perché non esiste un diritto se prima qualcuno non ha rispettato un dovere).
Ed è quel che è accaduto: da più di 30 anni a questa parte, si è sgretolata l’idea di società, si è allontanata ogni concezione di ambito collettivo condiviso e civico, in cui ci si prende cura, insieme, non solo della cosa pubblica ma del futuro. La cosiddetta fine della Politica, il disamore nei confronti della medesima, giù fino al populismo e all’uovo del serpente delle ultradestre che si schiude oggi in molti paesi europei, è tutta qui. Così come è per questo motivo che la scuola pubblica viene progressivamente smantellata: perché è qui che si costruisce la società, è qui che si prospetta il futuro.
Ora, occuparsi di diritti delle donne significa occuparsi di diseguaglianze: che riguardano tutti, le donne e gli uomini. Le diseguaglianze sono l’altra diretta conseguenza della fine dell’idea di “comune” e dell’adozione sconsiderata dell’abbandono dell’idea di un’Europa “politica”, laddove politica significa occuparsi, appunto, di cosa pubblica e di futuro.

Due anni fa, l’economista greco Yannis Varoufakis, in una lettera a un collega italiano, paragonò quel che sta avvenendo alla guerra in Vietnam: Guardando il nostro governo in Grecia da quando è scoppiata la crisi del debito, osservando la leadership europea tergiversare e adottare una politica disastrosa dopo l’altra, ho finalmente capito. È, se ci pensi bene, non dissimile da quello che è successo negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60 e primi anni ’70. All’interno del Pentagono, i brillanti generali capirono benissimo che la guerra americana in Vietnam non poteva essere vinta. Che mandare più truppe a combattere nella giungla, sganciare più bombe al napalm sulle città vietnamite, aumentare lo sforzo bellico in generale, era inutile. Sappiamo bene, grazie agli sforzi eroici di Daniel Ellsberg, che essi conoscevano individualmente, e a piccoli gruppi, l’errore delle loro decisioni. Eppure fu impossibile per loro riuscire a coordinarsi uno con l’altro, ad arrivare a una sintesi delle loro opinioni, in modo da concordare un cambiamento di rotta. Un cambiamento che avrebbe salvato migliaia di vite americane, centinaia di migliaia di vite vietnamite, per non parlare di una quantità enorme di denaro. Qualcosa di simile sta accadendo oggi ad Atene, a Roma, Francoforte, Berlino e Parigi. Non è che i membri delle nostre élite non riescano a vedere che l’Europa è come un treno che sta deragliando al rallentatore, con la Grecia che è la prima carrozza a lasciare i binari, seguita da Irlanda e Portogallo, che a loro volta porteranno al deragliamento delle successive carrozze più grandi: Spagna, Italia, Francia e, infine, la stessa Germania. No, credo che, con l’occhio della loro mente, possano vederlo, almeno così come i generali americani potevano immaginare l’epilogo a Saigon, con gli elicotteri che caricavano gli ultimi americani dal tetto dell’ambasciata degli Stati Uniti. Ma, proprio come i generali americani, pensano sia impossibile coordinare i loro punti di vista in una risposta politica sensata. Nessuno di loro osa dirlo, quando entrano nelle sale in cui vengono prese le decisioni importanti, perché temono di essere accusati di essere dei deboli o confusi. Così, rimangono in silenzio mentre l’Europa sta bruciando, sperando contro ogni speranza che il fuoco si spegnerà da solo, pur sapendo, nel profondo del loro cuore, che tutto questo non succederà.

Il fuoco non si spegnerà da solo, è vero. Ma c’è un’altra Europa da far vivere. E anche se si è letterati (“dunque, un niente”) è raccontandola e poi rendendola concreta che è possibile ricominciare a dire “noi”: esiste la società. Se non sono insieme, gli individui rischiano di bruciare in quel fuoco. Scriviamolo, diciamolo, rendiamolo possibile.
Loredana Lipperini

il blog
Candidata alle elezioni europee del 25 maggio per “L'Altra Europa con Tsipras” nella Circoscrizione Nord-Ovest: puoi votarmi in Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria.

Nb: come si vota? cose da sapere.

Elezioni europee. Votare e agire pensando a loro: ragazze e ragazzi di oggi, adulti di domani

Ho meditato a lungo su cosa scrivervi in questa ultima lettera prima delle elezioni del 25 maggio. "Ormai cosa si può fare?" mi chiedono a decine nelle scuole. Hanno 16, 17 anni. Sono in quell'età di mezzo in cui si  conserva ancora l'aspetto dei bambini, delle bambine, e al contempo si ha già qualche segno di quell'età adulta in cui oggi non si ha alcun desiderio di entrare. 
Quell'ormai mi inchioda alle responsabilità della mia generazione.
Non ci dovrebbe essere la parola "ormai" nel vocabolario di un/a adolescente con il futuro davanti. Ci dovrebbe essere vita, sogni, forza. Consapevolezza che tutto si possa  ancora fare, tutto si possa inventare, che il meglio debba ancora arrivare, che la vita sarà felice e lunga e totalmente e assolutamente nelle loro mani.
Ho iniziato ad andare nelle scuole perché mi hanno chiamata per parlare di educazione ai media. Sono un'attivista dei diritti delle donne e volevo spiegare alle ragazze quanto le immagini mercificanti dei media ci tolgano forza.
Ho continuato ad andare nelle scuole perché di questa generazione che si sta affacciando alla vita, io mi sono perdutamente innamorata.
Ho pensato a lungo a cosa scrivervi, per questa ultima lettera. Ho riflettuto su programmi, promesse, analisi. Ho meditato su dati economici da rivedere, da ribaltare, da rivoluzionare. Ho rivisto la mia vita negli ultimi anni: su e giù per l'Italia su treni lentissimi, in scuole fatiscenti, con professori/esse talvolta eroi ed eroine in questo Paese allo sbando. Mi sono ricordata di mille stazioni che mi hanno vista partire all'alba e rientrare esausta la sera. Ho rivissuto la  fatica  enorme della vita di ogni attivista: lo sconforto che ti prende a dovere dire "no, non posso venire" a quella prof che ha una classe difficile, tutti ragazzini/e con famiglie disagiate che tanto vorrebbe che io le dessi una mano, ma io non so come fare, proprio non lo so più: dove sono le istituzioni?
Rivedo i 4 ragazzi adolescenti che mi hanno invitata durante l'autogestione del liceo qualche mese fa. Alla mia domanda su come mai fossero 4 ragazzi a preoccuparsi di diritti delle donne, mi hanno guardato stupiti "perché si tratta di diritti calpestati. Donna o uomo che differenza c'è?". Avrei voluto abbracciarli dalla gioia.
Davanti a me in questi 5 anni ho visto il Paese che potrebbe essere: questi ragazzini e queste ragazzine sono il Futuro.
Ciò che noi adulti/e scegliamo oggi, determinerà le loro vite.
Andiamo avanti.
Lorella Zanardo

Sono candidata alle elezioni europee del 25 maggio per “L'Altra Europa con Tsipras” nella Circoscrizione Centro: puoi votarmi in Toscana, Lazio, Umbria e Marche.

martedì 20 maggio 2014

Il diritto di invecchiare e il giornalettismo (politico) d'accatto

Quel giornale è usato come arma per amici e nemici. Se non fai più parte del cerchio, sei un nemico. Ne avrei fatto volentieri a meno ma adesso dico basta: dico quel che penso. Di chi e cosa parla qui, Veronica Lario?

di un "giornale" simpaticamente berlusconiano che mostra la ex "first lady" (termine da giornali come quello) in due versioni dall'ovvio messaggio:
1. se, prima, la signora era giovane e figa e invidiabile, grazie a un tizio che rende tutti felici e invidiabili
2. ora, dopo: è ingrassata e sgraziata, nessun ritocchino di photoshop per scatti rubati ad arte (o chissà forse si: magari stavolta per allargare un po' girovita e accentuare rughe). E' la "nuova vita di Veronica": quella senza il tizio che rende tutti felici. Peggio per lei, se l'è cercata (stessa fine, se vogliono, potranno fare gli elettori). Un colpo da maestro! 2, 3 messaggi in uno, e tutti politicamente efficaci quanto basta.
Ma dai! ma come si è ridotta, questa povera ex-firstlady!? Presto! l'autorevole "giornale" offre il suo aiuto peloso; come? consigliando chirurghi estetici, diete e prodotti anticellulite. Ma grazie a Dio la vittima di questa operazione disgustosa è una donna che non ha perso il cervello, anzi lo tiene ben saldo: e tende, lei si, un soccorso a tutte le donne insultate dal sig. Signorini: è stato un miserevole agguato, inaccettabile per le donne che come me, vogliono invecchiare senza assoggettarsi allo stereotipo del 'giovane' a tutti i costi. Ho quasi sessant'anni; probabilmente secondo gli attuali canoni non sto invecchiando bene, non mi curo del mio giro vita o delle rughe sul collo. E' un motivo sufficiente perché un giornale consideri una colpa invecchiare? E' un motivo sufficiente per suggerirmi il ricorso al chirurgo estetico, suggerirlo a me, e deduco, a tutte le mie coetanee? Non sono una figura pubblica, non sono più sposata a un presidente del consiglio, tra l'altro lui non è nemmeno più presidente del Consiglio. Non sono più una Berlusconi e dunque non ho più diritto alle foto ritoccate, a photoshop, addirittura al ritiro di certe immagini dal mercato. Ma stavolta è venuto meno il rispetto per una donna.
E il giornalettista Alfonso Signorini (direttore del giornale inutile "Chi?), che fa? sprofonda? Macché. Replica con 3 perle degne del suo "giornale":
1. non lo stupisce - dichiara - l'indignazione a orologeria, a 7 giorni dalle elezioni, della signora Veronica Lario. [???, ndr].
2. con l'assegno che la signora Lario incassa ogni mese - aggiunge - può permettersi nutrizionista, chirurgo estetico, "life coach" e molto altro
3. e non si vergogna di specificare: come direttore di Chi, continuerò ad agire come ho sempre fatto.
Vabbè. Contento lui, della "professionalità" fin qui dimostrata. Del resto, ha un deficit sociale molto diffuso; e come sempre, per chi non ne è capace, esiste un servizio pubblico: vergogniamoci per lui.
E il corpo decidiamo NOI come deve essere e a chi deve piacere.


domenica 18 maggio 2014

Marinella Colombo: perché mi candido alle elezioni europee



Care amiche buongiorno (o buonasera.. a seconda dell'ora in cui leggerete). Scrivo su questo spazio femminile per la prima volta, e innanzi tutto ringrazio per avermi dato la possibilità di farlo.

Mi chiamo Marinella Colombo e sono la mamma di due bambini praticamente orfani, in quanto da me separati e sottoposti da oltre tre anni a rigida germanizzazione sotto l'imposizione dello Jugendamt, istituzione tedesca che, residuando norme da una legislazione di epoca nazista, si macchia legalmente di veri e propri abusi. Sono una linguista con un master in protezione, diritti e tutela dei minori, autrice di un libro (Non vi lascerò soli, ed. Rizzoli), responsabile per le politiche sociali e familiari e di uno “sportello Jugendamt” in diverse associazioni e movimenti. Ma sono anche una ex imprenditrice, ex cittadina del mondo, ex traduttrice simultanea nei festival di film culturali, ex italiana all’estero, ex donna che aveva saputo conciliare maternità, lavoro e carriera e, non ultimo, ex carcerata per aver voluto svelare le porcherie che in Europa avvengono sulle spalle dei bambini.
Al momento sono candidata alle elezioni europee con Scelta Europea e vorrei spiegarvi il perché.
La ragione di questa candidatura non deriva dal periodo in cui giravo l’Europa assetata di conoscenza, lingue, cultura e tradizioni dei popoli nostri vicini, bensì dal trauma subito a Milano: quando un giorno i miei figli sono spariti da scuola, portati via dai carabinieri in violazione di un accordo con il mio ex marito tedesco firmato davanti al vice-questore e spediti (sì, come pacchi) in Germania. 
Da quel giorno lotto con tutte le mie forze; ho bussato a tutte le porte, ho scritto petizioni, sono entrata in contatto con numerosissimi uffici del Parlamento europeo, poi processi, lo studio del diritto di famiglia e del sistema dello Jugendamt tedesco, telefonate, lettere, convegni, incontri con politici italiani ed europei. Ho subito pressioni affinché io sparlassi del mio ex marito, ma senza menzionare il vero colpevole: il sistema che gli ha permesso di fare l’indescrivibile. Ho ottenuto solo di sprofondare in una sorta di sabbie mobili di difficoltà e indifferenza - al punto di sentirmi dire alla Farnesina, già 4-5 anni fa: “e se la Germania vuole ‘sti du’ ragazzini, diamoglieli! Abbiamo troppi interessi con quel paese, e poi la Germania è forte”. I “du’ ragazzini”, è forse superfluo precisarlo, sono i figli che ho messo al mondo io.
Sulla mia pelle, piano piano e sempre più, ho scoperto come funziona l’Europa e non solo relativamente ai bambini.
Da quella lacerazione, nel 2009, ho assistito su questo tema all'indifferenza di tutte le forze politiche. Solo da una eurodeputata ho avuto appoggio pieno, costante e disinteressato: da Cristiana Muscardini -  che ora non si ricandida. Serve qualcuno che si occupi del dramma di tanti genitori come me, privati dei figli da uno Stato straniero; ecco perché oggi, con il suo appoggio e con Scelta Europea per la circoscrizione del Nord Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) mi candido io:
• mi candido perché non accetto che la vita delle persone e quella dei nostri figli sia meno importante di un contratto commerciale,
• mi candido perché non accetto che le istituzioni usino i cittadini come pedine al proprio servizio, anziché essere le istituzioni al servizio dei cittadini,
• mi candido perché voglio un’Europa che rispetti davvero i diritti civili di tutti, europei e non,
• mi candido perché, con Scelta europea, voglio sia superato il blocco autoreferenziale tra socialisti e popolari, blocco che in questi anni ha tenuto l'Europa ferma nella recessione economica,
• mi candido perché voglio il riconoscimento della dignità di ognuno, senza prevaricazioni, inutili burocrazie e pericolose indifferenze verso i più deboli: un’Europa federata nel rispetto delle identità nazionali, un’Europa che difenda il manifatturiero ed i diritti dei bambini e che legiferi per realizzare nuovi posti di lavoro e regole comuni per l'immigrazione.

Resto a disposizione di chi vorrà farmi domande e ringrazio chi vorrà darmi la sua fiducia.

Candidata alle elezioni europee del 25 maggio per “Scelta europea” nella Circoscrizione Nord-Ovest: puoi votarmi in Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria.

Nb: come si vota? cose da sapere.

venerdì 16 maggio 2014

Alessia Mosca: per un'Europa a misura di donne

La mia storia, politica e non, è sempre stata caratterizzata da un’attenzione particolare ai temi europei, da una parte, e alle donne - soprattutto sul fronte occupazionale - dall’altra. Sono molto contenta, quindi, dell’invito in questo spazio femminile molto ricco di spunti, per raccontare - specificamente alle donne - qualcosa di me e delle ragioni che mi hanno spinto a candidarmi per il Parlamento europeo.
Vengo da una città di provincia, una famiglia e un percorso simili a tanti altri. L’occasione per guardare altrove e innamorarmi dell’Europa è arrivata per caso, a 21 anni, con l’opportunità di uno stage al Parlamento europeo nello staff di una donna che ha segnato la mia storia politica, Maria Paola Colombo Svevo. In quel momento la mia vita è cambiata in maniera profonda: erano gli anni subito dopo lo scandalo di Tangentopoli e la mia generazione aveva una forte voglia di impegnarsi in politica in reazione a tutto quello che era appena accaduto. La voglia di dimostrare che la politica era uno strumento importante per fare cose utili, che migliorassero la vita delle persone e della società, che non era “sporca” di per sé e avrebbe potuto essere pulita, trasparente, se portata avanti da persone pulite.

Da qui ha preso avvio il mio impegno in politica, proseguito in maniera parallela alla continuazione degli studi che mi ha portata, dopo due master, a diventare ricercatrice all’Agenzia di Ricerca e Legislazione di Beniamino Andreatta. Nel 2008 sono stata eletta alla Camera dei Deputati, dove ho voluto mettere in pratica tutto il bagaglio di conoscenze acquisite in quegli anni: la maggior parte delle proposte di legge che ho presentato vertevano su temi relativi al lavoro (qui un bilancio della mia attività parlamentare).

Di queste proposte, alcune sono diventate leggi e due in particolare mi stanno molto a cuore: la legge 238/2010, sulla circolazione dei talenti, e la legge 120/2011, che introduce quote di genere nei cda delle società pubbliche e quotate.
Ho sempre pensato che la condizione della donna in Italia – la difficoltà nell’accedere al mercato del lavoro, le disuguaglianze a livello retributivo e di possibilità di carriera e molte altre ingiustizie che purtroppo conosciamo bene – fosse prima di tutto una questione culturale e che, quindi, per modificare realmente le cose, proprio sulla cultura bisognasse agire. Questo fa la legge sulle quote di genere, che, rompendo il soffitto di cristallo, mira alla costruzione di una leadership femminile in grado di realizzare un nuovo modello di gestione aziendale. Questo, soprattutto, fanno tutte le proposte sulla conciliazione tra vita privata e vita professionale (il congedo di paternità obbligatorio e lo smartworking, per citarne due): non solo facilitare la conciliazione per le donne ma renderla un’esigenza anche degli uomini, insistendo sul diritto di entrambi i genitori di crescere i propri figli senza dover rinunciare al proprio lavoro o alla propria carriera.
Più siamo, maggiore è la nostra forza. Per questo motivo portare questa battaglia, insieme a tante altre, in Europa, ci permetterà di cambiare le cose meglio e più in fretta.  L’Europa è l’orizzonte che ci può permettere di alzare l’asticella dei diritti, per tutti e soprattutto per le donne.
I risultati più importanti ottenuti in Parlamento li abbiamo realizzati facendo sistema, con le associazioni e le persone direttamente coinvolte dalle proposte di legge stesse. Questo è lo stesso lavoro che intendo iniziare se dovessi arrivare a Bruxelles: rappresentare un canale di accesso alle istituzioni comunitarie, un veicolo di informazioni, e al contempo essere la voce di tutti coloro che condividono le battaglie che porterò avanti, dall’equità di genere all’attuazione dell’Agenda digitale europea.
Spero di avere la fiducia e il sostegno di tutte voi, e che anche da qui potremo stringere una relazione reciproca.
A presto,
Alessia Mosca
Capolista alle elezioni europee del 25 maggio per “Partito Democratico” nella Circoscrizione Nord-Ovest.

Nb: come si vota? cose da sapere.

mercoledì 14 maggio 2014

L'Europa è la risposta! vi presento la mia candidatura

Carissime, sono Ines Caloisi e ho piacere di comunicarvi di essere candidata alle prossime europee con la lista Scelta Europea (gruppo ALDE al Parlamento Europeo), circoscrizione Italia Centrale, Marche, Lazio, Toscana e Umbria. Segnalandovi che il mio programma è particolarmente orientato al sostegno dei temi di genere. Personalmente, in qualità di formatrice e progettista, mi occupo da tempo di questi temi e l'opportunità della candidatura è solo una ulteriore possibilità di rafforzare di promuovere e sostenere ciò in cui credo. 

L'Europa è percorso profondo nella mia vita personale e professionale. Vi invito a leggere nel dettaglio il mio programma che ha come obiettivo politico l'Unione Europea quale Unione Federale.Sarei particolarmente felice qualora foste interessate a fornirmi il vostro contributo. Quanto leggerete qui sarà solo una base da cui partire. Il lavoro è in evoluzione. Vi ringrazio, lasciandovi mia mail diretta: inescaloisi@gmail.com e, sotto, un riepilogo sui temi che più mi vedono impegnata
a presto Ines 

1) APPROCCIO POLITICO, FEDERAZIONE EUROPEA 
Crisi politica conseguente crisi economica, necessario lavorare per una unione fiscale, bancaria, economica, politica. Questi i passi. Occorre che il Parlamento Europeo, unico organo direttamente eletto dai cittadini, si faccia carico di scrivere una vera e propria costituzione europea, da sottoporre al confronto con l’intera società civile, con la quale si dia vita ad una democrazia sovranazionale e multilivello, sul modello delle costituzioni federali. Una costituzione che garantisca a ciascun cittadino di essere al tempo stesso protagonista della vita pubblica nella sua comunità locale, regionale, nazionale ed europea per le competenze che a ciascun livello permettono di funzionare al meglio. Trasformare la crisi in opportunità. Se la colpa della crisi è politica, anche la ricetta non può che essere politica. L’unione bancaria, un processo appena avviato, è solo un piccolo passo nella giusta direzione. Una piena unione bancaria diminuirà i rischi connessi ai cambiamenti di umore dei mercati, ma sarà inutile se non le saranno affiancati efficaci strumenti per promuovere la crescita.

#Expo2015: imparare e cambiare, non tirare dritto

Scrive oggi l’Unità che Matteo Renzi respinge gli attacchi concentrici sull'Expo e ribadisce con forza la sua centralità: «Non ci lasceremo rubare il futuro dai ladri [ma, pare, glielo abbiamo già lasciato fare, ndr] Chi ruba va fermato ma non si fermano le opere, si fermano i ladri. Sono qui [in riunione nella sede dell'Expo, con Raffaele Cantone pres. Autorità Anticorruzione, ndr] per dire che il governo farà la sua parte. Non bisogna mollare, bisogna vincere la sfida dell'Expo, che deve diventare fiore all'occhiello del Paese, perché se ci tiriamo indietro non saremmo più coerenti con i nostri valori. Milano è un punto di riferimento per l'intero Paese, grazie a tutti coloro che non mollano e ci credono. L'Expo è una strepitosa opportunità». Ma forse no - forse c'è qualcosa da approfondire meglio.
Come scrive invece Beltrami Gadola, autorevole voce della vita sociale e politica milanese: “No, non si può dire 'the show must go on' e tirare diritto”. 
E perché non si possono arginare arginare così facilmente “gli attacchi concentrici sull'Expo”? perché quanto emerso dalle indagini era chiaro a molti e da tempo, trattati come sempre da Cassandre iettatrici. Per questo ha ragione Beltrami Gadola a dire che Renzi non può minimizzare e, scendendo la scala gerarchica della politica, non lo può fare nessuno: perché i cani abbaiavano (da tanto) e speravano di non abbaiare alla luna.

E perché:
"chi accetta il potere lo sa che non è una sine cura: le difficoltà sono il suo pane quotidiano. Nessuno può dire: ci sono ovunque mele marce… ne abbiamo abbastanza di questo repertorio buono per ogni scandalo. Né si può dire che quel che è saltato fuori lo si debba ai controlli milanesi: è una vicenda che viene da lontano come ricaduta di altre indagini: i controlli milanesi riguardavano le infiltrazioni mafiose ma per gli ultimi arresti si tratta di associazione a delinquere mafia free - e che poi questa delinquenza sia la pronuba della mafia lo abbiamo detto da sempre".
In un Paese normale il presidente della società Expo spa darebbe le dimissioni. 
Non così la presidente Diana Bracco, che raccoglie le parole di Renzi; eppure - come osserva Gadola, anche se estraneo ai fatti, chi accetta simili cariche ha gravi responsabilità non solo onori: in questi frangenti, scusandosi dovrebbe lasciare la scena - e: ..a seguire si accodino tutti quelli che avevano e lasciavano intendere di avere qualche potere decisionale nella macchina infernale che si è rivelata essere Expo. 
L'editoriale di Gadola è molto amaro, ma la sua amarezza è la stessa di tutti quelli che aspettano invano segnali forti per un modo di fare politica e impresa radicalmente diverso in quanto in grado di respingere il parassitismo della corruzione, che pesa per 60miliatdi di euro - e vale dunque tutta la nostra povertà. Ecco perché qui lo richiamiamo con tutte le sue riflessioni:
"E delle imprese che sono lì a fare lavori acquisiti con l’imbroglio cosa ne vogliamo fare? Un buffetto sulla guancia? Un piccolo rimpasto in consiglio di amministrazione tanto per mostrare facce nuove? Ma in quelle aziende le cattive abitudini normalmente scendono per i rami il che equivale a dire pessimi lavori.
Veniamo ai cani che abbaiano (inutilmente) alla luna, che per definizione non reagisce. Da tempo su queste colonne si denunciavano condizioni generali inaccettabili, a cominciare dall’articolo di Emilio Battisti, del 26 marzo 2009, “Expo cavallo di Troia della ‘ndrangheta“. Siamo spesso tornati alla carica anche dicendo che, indipendentemente da Expo, la legislazione sui lavori pubblici è un colabrodo e che malgrado l’aspetto di un’architettura legislativa articolata e pignola lascia varchi aperti alle più spudorate manipolazioni, in particolare quando si decide dell’assegnazione dei lavori secondo la formula della “offerta economicamente più vantaggiosa” (per chi?). Solo gli sciocchi ritenevano questo essere il rimedio contro la corruzione che si nascondeva dietro le offerte al massimo ribasso. Potete starne certi, se la cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa non fosse stata il varco perfetto per le manipolazioni più spudorate con i suoi criteri discrezionali, si sarebbe fatto in modo di non poterla utilizzare, invece è piaciuta a tutti: bipartisan.
Ma prima ancora bisogna che i lettori sappiano che la tecnica è anche quella di bandire gare con un capitolato fatto come un vestitino su misura per qualcuno, magari cercando di ridurre al minimo consentito dalla legge il tempo per studiare un’offerta, tempo spesso chiaramente insufficiente. Ma “qualcuno” sa tutto da molto prima e non viene colto “impreparato”. Non vorrei dover qui fare il manuale del perfetto manipolatore ma quello che è successo, e le intercettazioni ne sono la conferma, lo avevamo detto per tempo. I rimedi? C’erano nella stessa legislazione se la si fosse applicata come forse immaginava il legislatore, che però non conosceva fino in fondo tutte le trappole che evidentemente la lobby dei disonesti aveva teso: troppi varchi aperti.
E allora? Stiamo aspettando per vedere se dal cilindro esce un coniglio (con le manette) o qualcosa di buono. Per il futuro immediato si potrebbe cominciare col far approvare i bandi e i capitolati dalle associazioni di categoria interessate che, forse pensando a evitare favori ora a questo ora a quello, farebbero l’interesse dell’insieme dei loro associati e contemporaneamente del bene comune. Una rivincita della mano invisibile? 
E poi rimettiamo mano all’intera legislazione sugli appalti e non solo in edilizia. A quando?

domenica 11 maggio 2014

Fermiamo il matricidio. Salviamo #MadreTerra

Quando si parla di cambiamento climatico appare sempre come qualcosa di astratto: pochissimi davvero se ne preoccupano: troppo difficile realizzare di cosa si tratta davveroCerto, può aumentare la temperatura e alzarsi il livello del mare, ma che significa in realtà, per me personalmente, cosa significherà per i miei figli?
Possiamo farci un'idea su Un mondo sott’acqua: il sito (creato dalla piattaforma di crowdfunding ambientale Carbon Story), combina immagini di Google Street View con grafici a onde mostrando come l'innalzamento già in atto del livello del mare cambierebbe lo stato fisico di siti famosi, così come delle vie sotto casa nostra. Con ciò dà l'opportunità di comprendere concretamente di cosa si parla - sperando sempre più persone vogliano partecipare alla soluzione del problema; e un modo è attivarsi per compensare le emissioni utilizzando proprio le indicazioni Carbon Story, e di attivarsi nella comunicazione - ma soprattutto è ai politici e alle politiche che parliamo.
Alcune foto realizzate mostrano come si presenteranno, se non si frena la tendenza attuale, luoghi di monumenti famosi da Roma a Mosca, da Parigi a New York. Ma ancor più interessante è la funzione del sito che consente di visualizzare qualunque zona – anche quella sotto casa nostra – rendendo più concreta la percezione della realtà che ci aspetta.
In realtà la versione fornita non è scientifica, ma solo indicativa: perché non si basa su dati specifici locali del potenziale livello del mare, ma genera automaticamente, per ogni zona, un grafico di onda standard. Non rispecchia il diverso comportamento a seconda dell'altezza geografica: dunque alcune aree, nella realtà, potrebbero presentarsi molto più sommerse oppure meno. Per questo un altro strumento meno appariscente ma più preciso, il Surging Seas, stima dove e quanto salirà il livello del mare, fornendo per alcune città anche dati su densità di popolazione, valore delle proprietà e vulnerabilità sociale dei diversi quartieri.
Strumenti utili, perché guardare concretamente la direzione che ha preso il pianeta aiuta a capire: come riferito nel marzo scorso dal gruppo intergovernativo ONU sul cambiamento climatico, i cambiamenti in atto stanno già alzando il livello del mare e l’acidificazione degli oceani. Se lasciato incontrollato questo processo devasterà l'approvvigionamento di cibo scatenando ulteriore insicurezza alimentare e guerre nel mondo.
Non ne abbiamo ancora abbastanza di crisi, povertà e conflitti? Non è di questo che dovrebbero occuparsi i nostri governanti? Di dare sicurezza e pace?
Il futuro è fatto solo di questo: sicurezza e pace. Cose che non si ottengono venerando astrattamente l’idea di una “crescita” che non si può ottenere perpetuando sistemi volti a consolidare potere personale, concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi, incremento di strumenti d’azione utili a farsi guerre l’un l’altro. Né ci consola la certezza che con noi sprofonderanno anche gli scranni dei politici, se continuerà la cieca politica predatoria che, sola, domina da sempre:
Pace. Salvaguardia del clima. Rispetto e difesa delle risorse. Salvezza delle foreste e del suolo. Libertà dei semi. Libertà alimentare. E – conditio sine qua non perché tutto questo sia perseguito e ottenuto: vera partecipazione femminile. Educazione, cultura del rispetto. 
Noi vogliamo questi temi in cima all’agenda: nessuno parli di equità e di crescita senza dimostrare di averci capito qualcosa e dunque di sapere dare, a tutto questo, vera priorità politica.
Non a caso questo post esce oggi, cosiddetta Festa della Mamma. A tutte le madri - naturali o adottive, auguri. A tutte le non-madri anche. Ma ricordiamo che abbiamo una sola madre che ci ha generato e ci ricomprende tutti: ed è Madre Terra.
Ottimo giorno, dopotutto, per invitare ad aprire gli occhi: fermiamo il matricidio.

giovedì 8 maggio 2014

#EP2014: la candidatura di Lorella Zanardo

Mi sono incamminata su un sentiero che mi era stato indicato da donne che l'avevano percorso prima di me, e  percorrendolo si sono unite donne che verranno dopo di me
Sono candidata alle Elezioni Europee per impegnarmi a:
Promuovere politiche di genere a livello europeo che favoriscano l'espressione del potenziale delle donne cominciando già dall'infanzia.
Agevolare la circolazione di buone prassi sul tema dei diritti di genere tra i Paesi dell'Unione promuovendone con forza l'adozione anche nel nostro Paese.
Garantire tolleranza e diritti nei confronti di tutti gli orientamenti sessuali.

L’Italia è al 71° posto del Gender Gap, l’indice internazionale che rende conto delle diseguaglianze tra uomini e donne. Lontanissima dai principali paesi dell’Unione Europea e superata anche da nazioni prive di un sistema democratico, questo indice è direttamente collegato allo sviluppo sociale, culturale ed economico. Avanzare significherebbe dare avvio ad un miglioramento delle condizioni di vita delle donne e della società tutta, che si tramuterebbe anche in nuova ricchezza prodotta. L’arretratezza sociale ed economica in cui le donne vivono in Italia è uno dei principali freni al progresso del nostro paese. Manca una politica culturale che dia totale dignità e pieni diritti a tutti gli orientamenti sessuali, senza alcuna discriminazione. E’ quindi evidente che molte cittadine e molti cittadini non possono godere appieno delle garanzie sancite dalla Costituzione.
L'innalzamento di consapevolezza scaturito dal documentario Il Corpo delle Donne ha avviato una importante presa di coscienza da parte di molte giovani donne che risentono dell'arretratezza italiana sui temi dei loro diritti. Non è giustificabile la bassa percentuale di donne che lavorano nel nostro Paese: urge ragionare a livello europeo, adottando politiche di genere già attive in altri Paesi. Il momento è ora.
E’ dalla parità delle opportunità nel riconoscimento delle differenze che si riprende la strada interrotta dei diritti civili.

mercoledì 7 maggio 2014

L'informazione politica in mutande - anzi senza. Andiamo oltre?

Se un tempo i quotidiani aspettavano i titoli dei tg per calibrare prime pagine e notizie scelte, ora parte spesso dai social-network la gerarchia dei temi caldi: in tempeste di commenti pro e contro. Così una “foto politica” in costume da bagno (della responsabile comunicazione della lista Tsipras, Paola Bacchiddu), fa scorrere fiumi di inchiostro - in reazioni che stupiscono più del post in sè, apparso nel profilo fb che, anche se usato per scopi pubblici, è pur sempre un ambito privato o quasi. Perché ci sono temi su cui non si può aspirare al pensiero unico. E’ legittimo ad esempio che non tutt* siano d’accordo a usare il corpo femminile come fanno le femen, ma resta legittimo anche pensare che una cosa è vendere il corpo per pubblicità sessiste, un’altra usarlo come manifesto per le proprie battaglie. Fino a che punto, davvero, si possono sindacare simili scelte?

E non sarà un tantino eccessivo trasformare un appello che si voleva ironico - ancorché politically incorrect - in una battaglia per la liberazione del corpo femminile o contro il suo bieco sfruttamento? Forse dovremmo guardarci da esasperate discussioni tra donne presuntamente per bene o per male (belle e libere le prime, brutte, bigotte e suore le seconde)… Le battaglie alla Eva contro Eva non dovrebbero appassionarci, per la stessa ragione per cui vi sguazzano felici i misogini di sempre.
Sì, noi cerchiamo unione, punti di incontro e spiragli per scenari nuovi: in questa (quasi disperata) ricerca dell’ago nel pagliaio pare autolesionista sprecare tante energie nello schierarsi animoso fra due posizioni che finiscono per spostare il dibattito molto fuori dal tema (i programmi!): tra chi, da un lato, demonizza la scelta nudista di Paola Bacchidda e dall’altro chi per reazione, la osanna come liberatoria. Specie se nel farlo pesta “contro le femministe”, presunte moraliste e isteriche, ça va sans dire. Nossignori: le femministe sono pilastro di una cultura veramente libertaria. Perciò non dovrebbero (non dovremmo) cadere nella trappola di comminare pene capitali a scelte su cui è lecito avere posizioni diverse. In questo caso il messaggio incriminato, a maggior ragione perché esposto su un profilo privato, c’è da capire sia legittimo – nello stesso tempo non gli si può attribuire l’audacia rivoluzionaria del gesto nudista da parte di blogger che si battono contro l’integralismo islamico o, andando indietro nel tempo, delle femministe che combattevano contro un moralismo paralizzante.
La contestata provocazione di Paola Bacchiddu dà comunque spunti per riflessioni e critiche interessanti, da quella di Sabina Ambrogi a quella di Monica Lanfranco … da Elettra Deiana a Marina Terragni - ma alla fine notiamo che ha acceso dibattiti (a volte inutilmente divisivi) ma ancora senza accendere abbastanza i riflettori sul programma e sulle idee della lista relativa. Semplicemente perché sui media non troviamo tracce da tempo di programmi e idee. Il che vale per Tsipras come per tutte le liste piccole o grandi: forse ne sappiamo di più dei programmi di partiti più radicati? No - l’informazione politica si nutre ormai solo di slogan buoni per tutto e per tutti, insulti e urla: il modello Genny ‘a carogna vince, tracimando gesti osceni e parolacce. E perché stupirsi se anche il sindaco di Torino, contestato da tifosi, reagisce e risponde alzando il dito medio? Il tifoso del Villareal che tira banane razziste in campo in fondo porta allo stadio lo stile di una classe politica: vedi il florilegio di insulti leghisti contro ex-ministra Kienge, signorilmente paragonata a una scimmia dal vice presidente del Senato Calderoli. Ma se il tifoso razzista è stato espulso a vita dallo stadio, Calderoli è sempre lì, a fare il vice presidente del Senato. 
Insomma, più che comunicatori, responsabili di uffici stampa vari, più di giornaliste e giornalisti - che magari mugugnano nei corridoio contro ciò che sono costretti a propinare a chi legge o ascolta, quelli che hanno davvero di che sentirsi esasperat* sono le cittadine e i cittadini, quelli che meritano informazione ma non sanno dove cercarla. 
Proviamo a occuparci di quella? Vogliamo sapere di quali strade nuove si sanno e si vogliono intraprendere - di quale ambiente, di quale reddito minimo, di quali garanzie sul lavoro, di quale libertà alimentare e rispetto della biodiversità, di quale autonomia energetica, di quali politiche di pace..  la verità è nuda, dopotutto: non indignamoci per nudi del corpo tout court, cerchiamo le verità che ci servono. Se esistono.