venerdì 27 dicembre 2013

Gridate all'orrore nel Centroafrica: aiutateci

Gridate all'orrore: aiutateci. E' questo è il titolo della lettera inviata dalla dott.ssa Patrizia Emiliani [QUI notizie su di lei] che chiede aiuto urgente dal Centroafrica, una richiesta che è anche una testimonianza preziosa per tutte e tutti: noi dobbiamo sapere. Filtrano notizie di genitori adottivi bloccati dalla burocrazia, ma non sappiamo nulla, in verità, di quanto accade davvero; ed è solo sapendo cosa succede davvero che possiamo decidere se, e come, agire. Ecco la lettera (e sotto l'indirizzo per aiutare):
Invio questo messaggio per segnalare la grave situazione umanitaria creatasi in Congo nell’ultimo mese e chiedere aiuto. Assicuro a tutti che la descrizione che segue ancora non rende minimamente l’idea di quello che sta realmente accadendo sotto gli occhi delle nazioni unite che - come sempre - sono chiuse nei loro super corazzati uffici, eternamente “in riunione”.

Bimbo, dove opero, è una città aperta in cui oltre 50.000 persone vagano per le strade come fantasmi, le NU non si organizzano per soccorrere i civili, idem per OMS eternamente "in riunione" e inavvicinabile.
Le missioni cattoliche traboccano di profughi, maggiormente donne e bambini:
Gran Seminario di Bimbo: circa 30.000 persone,
Monte Carmelo Bimbo: oltre 10.000 persone,
Postulato Comboniano: 2000 persone,
Don Bosco a PK-10: 10.000 persone
Aeroporto Mpoko: 50.000 persone
Arcivescovato a St. Paul: 30.000 persone
Monastero delle Benedettine Bimbo (dove opero): qui abbiamo una media di 70/80 malati al giorno maggiormente bambini, le patologie primarie sono IRA (infezione respiratoria acuta), malaria, malnutrizione grave, fratture, diarrea, vomito e anemie severe, nessuno dei bimbi da noi testati supera i 6/7 g/dl di emoglobina.
Non abbiamo più farmaci né cibo adeguato a risolvere le patologie più gravi e che compromettono dall’oggi al domani il processo vitale dei bimbi. Sto curando patologie gravi con 3 compresse di paracetamolo, 5 compresse di multi vitamine e un dosaggio minimo di antibiotico e antimalarico, prendo in considerazione solo bimbi con febbre superiore a 38°, diarrea e vomito, gli altri vengono esclusi, ma so che i bimbi oggi esclusi, domani saranno gravi o morti. 
I francesi non hanno risolto con la loro missione: hanno disarmato tutta la seleka, inclusa la seleka integrata nelle forze armate centrafricane, ma non i balaka di bozize che stanno massacrando, con il beneplacito dei francesi delle UN, tutta la comunità musulmana con la quale conviviamo pacificamente da decenni, contrariamente ai “cristiani”, si fa per dire perché sono dei veri criminali senza scrupoli: ai mussulmani è impossibile perfino interrare i loro morti che marciscono nei giardini delle loro case. Ho visto donne musulmane alle quali i "cristiani" hanno tagliato i seni, uomini evirati, bimbi orribilmente mutilati a colpi di machete.  Chiedo a quelli di voi che vivono a Roma: andate all' UNICEF [sono in via Palestro 68 - tel 800 745 000, ndr] dite loro di togliersi la paglia dal sedere e agire rapidamente! o presto non ci saranno più bimbi che giustifichino la loro presenza nel paese.
Ecco la situazione di chi dovrebbe portare "soluzioni":
La MISMA, l’Interforza Africana, sembra l’armata Brancaleone, sempre pronti a scappare e assolutamente inconcludenti.
OMS: Nessun appoggio in farmaci. Sono eternamente “in riunione”, ci costringono ad abbandonare il lavoro per stagionare nei loro uffici in attesa che la riunione finisca, suor Assunta e Monica dell'Associazione Amici del Centrafrica è una settimana che tutti i giorni vanno alla sede OMS, ma nessuno le ascolta: sono sempre “in riunione”.
PAM e FAO nessuno li vede: nessuna distribuzione di cibo, o distribuzione insufficiente a coprire le necessità minime, anche loro eternamente “in riunione”.
UNICEF è assolutamente inavvicinabile: nessun cibo per i malnutriti, nessuna speranza di farli uscire dai loro programmi tutti sprogrammati e assolutamente inefficienti a risolvere i problemi attuali. L’iter burocratico è sproporzionato, ci fanno scrivere montagne di dichiarazioni e richieste che non vengono mai accolte e non servono a nessuno.

In conclusione, nelle strade dei quartieri rossi di massima allerta loro non si vedono, nessuno degli organismi che avrebbero l’autorità per fare qualcosa, e che fanno ballare soldi e potere: si vedono solo circolare in modo isterico gli autisti corazzati nei loro giubbotti antiproiettili e in veicoli da 90.000,00 euro, con la paura negli occhi.

Noi, operatori umanitari che operiamo in questi quartieri, ci muoviamo inascoltati da tutti e senza alcuna protezione, nessun giubbotto né casco per proteggerci dai proiettili vaganti che sono la causa del gran numero di morti tra la popolazione civile.

Scusate per le eventuali inesattezze sono giorni che non dormiamo, i nostri occhi sono rossi e brucianti idem per le gambe.
Hanno ripreso a sparare, vi lascio allegando una lista di prima necessita:

Paracetamolo cpr e sciroppo
Ibuprofene sciroppo
Fluidificanti tipo risolvo o simili
Metoclopramide in gocce o sciroppo, no iniettabile ne ho molta in stock.
Amoxicillina sciroppo
Eritromicina sciroppo
Ciprofloxacina sciroppo c’e un’epidemia di tifo in corso
Augumentin sciroppo
Ferro e tutto quanto utile a contrastare la progressione dell’anemia
Antimalarici (artemeter sciroppo, iniettabile, Coarten in coprese) no chinino provoca ancor più anemia e ipoglicemia.
Multi vitamine in sciroppo e compresse.
Latte in polvere per tipo 1-2 x neonati e x bimbi di età superiore a un anno
Collirio (molte congiuntiviti)
Nistatina o simili sciroppo o gocce
Siringhe da 2 e 5 cc con ago 23
Bende di qualsiasi natura
B. gessate (molte fratture nessuna possibilità di RX, è incredibile riduciamo fratture senza possibilità di verificare la riduzione parlo sempre di bimbi.
Sali di reidratazione orale
Test rapidi: x Tifo (Widal), Paracheck  x malaria Plasmodium Faciparum, x HIV (AIDS)
Medici e paramedici disposti a venire in appoggio.

Aiutateci a salvare i bambini, principali vittime di questa grande e indifferente carneficina.
Buon Natale e Dio guidi il vostro cuore.
Patrizia

Chi vuole e può aiutare può inviare i farmaci con le Poste Italiane con invio ordinario, qui: 
dr. Patrizia Emiliani, c/o Monastere des Benedectine Celestine
PK-9 Bimbo, Republique Centrafricaine
tel: +236 7550 24 91
Attenzione: è importante includere il telefono (che in questo caso è quello di suor Assunta)

mercoledì 25 dicembre 2013

Intorno alla Vergine e alla sua (contrastata) amicizia con le donne

Grazie per l'ospitalità su questo blog: chiesta per proporre (come post di Natale!) una riflessione che mi sta a cuore. Su un tema assai controverso per le donne e che per le donne ritengo importantissimo: nientemeno che la Vergine Maria. 
Premetto che, a dispetto del mio nickname, e del fatto che mi piace molto ridere, cerco di essere una persona seria, e quando sono seria ritengo un serio problema delle donne quella trappola per cui si continua a scambiare la "religione" con le interpretazioni dei peggiori nemici di ogni spiritualità: i manipolatori delle religioni, appunto, a scopi di potere. Ecco perché oggi, nel giorno della Natività, vorrei scrivere della Madonna. Ma non per polemicamente buttare "rosari fuori dagli ovari" - benché ritenga che la religione in nessun caso debba interferire con il libero arbitrio delle donne, e tantomeno con la 194, un'ottima legge che dobbiamo difendere con i denti, specialmente se nel senso migliore siamo contro l'aborto. Ma tornando a Lei - vorrei partire dalle parole di Luce Irigaray: «Molte pensano male della Vergine perché soggiogate da una cultura al maschile» [riproponendo quanto già accolto anche qui] - strana affermazione, si dirà, per una filosofa femminista del calibro della Irigaray. Ma strana non è: solo rivoluzionaria; un punto di vista che per le donne apre scenari nuovi, dirompenti in modo inatteso, a patto di dismettere ogni pregiudizio.
Oggi è Natale, ottima data in cui sollevare il tema del femminile nella spiritualità, a partire da quella cattolica: di una religione, cioè, di cui sono ormai sviscerati in ogni dettaglio i crimini contro le donne. Crimini operati, però, più che dalla religione stessa, dai suoi "conduttori"; i master and commander che in ogni religione sono sempre, inesorabilmente, maschi. I crimini di costoro sono una lunga catena, che storicamente attanaglia i popoli a tutte le latitudini; fra essi ce n'è uno, però, che è forse il peggiore. Sta alla base di tutti gli altri eppure non lo si guarda mai nella sua vera interezza. E' il crimine di avere assegnato alla divinità un sesso univoco e rigorosamente maschile, incuranti della blasfemia che questa visione comporta. Le conseguenze di ciò sono infinite, certo la prima è stata demonizzare la figura femminile. Ma non si parla mai del suo corollario di altrettanta gravità: l'esproprio (ai danni di tutti ma soprattutto di noi donne) del femminile nella divinità. 
"Né puttane, né Madonne" è un ottimo slogan, che ben inquadra la violenza dei ruoli, ma tirare la conseguenza che la Madonna sia un riferimento regressivo non è solo semplicistico: è anche un vero autogol. Prima di spiegarmi meglio ricordo che, storicamente, questa bellissima figura non è stata solo uno strumento di repressione, ma anche una grande risorsa e un vero e proprio appiglio per la parte femminile dell'umanità - ovunque la più oppressa. La storia di Maria, infatti, fissa a lettere di fuoco, letteralmente, il concetto stesso dell'autodeterminazione della donna: nel dettaglio che vuole che, prima di affidarle l'incarnazione del divino, il Signore le chiese (non le impose: le chiese), di dire "Si". Argomento ben trattato, qui, da  Benigni:


Nell'evento dell’Annunciazione, dunque, il progetto stesso della salvezza divina è sottoposto a un sì (o al no) di una ragazzina di circa 16 anni. Non riconoscere il valore di quell’attimo (attribuendo a Dio una imposizione che cade dall'alto), secondo Irigaray «mina i fondamenti stessi del Cristianesimo».
E credo proprio che abbia ragione; del resto anche usare l'investitura religiosa come strumento di potere e di guerra mina l'essenza stessa del Cristianesimo; il che non ha mai impedito di farlo. Da parte mia aggiungo che la Madonna incarna la figura (presente in molte religioni), della dea Vergine, archetipo di un femminile totalmente autosufficiente in sè stesso, che come tale può generare senza il concorso maschile. Per autosufficienza, appunto: non certo per un'imposizione di verginità da un qualsivoglia maschio! Una figura femminile che, in questo caso, è in un rapporto talmente intrinseco alla divinità da essere elevata alla condizione di Madre dell'Amore divino stesso: tu, Maria, Vergine e Madre, figlia del tuo figlio. E' un concetto del femminile talmente potente da far tremare i polsi. 
La sua ispirazione avrebbe potuto minare alla base lo strapotere maschile stesso. Si è dunque manipolato quel concetto come messaggio impositivo annichilente della femminilità: e questa è una truffa. Ma noi stesse rischiamo di avvalorarla: ogni volta che accettiamo questa versione come realmente "religiosa", in realtà confondiamo la religione con dogmi confezionati ai nostri danni dai dominatori patriarcali. Una cultura al maschile che ci soggioga (come appunto dice Irigaray) ci induce a svendere qualcosa che ci appartiene e di cui ci viene nascosto l'immenso valore.
Più in generale, sull'espropriazione che abbiamo subito, vorrei dire ai teologi d'ogni tempo: ci avete privato della verità fondante che il Cristo stesso è una figura profondamente femminile. E alle donne ferite dalla religione vorrei dire: riconsiderate le cose da un punto di vista femminile, e non da quello di chi ci ha truffate.
In un'epoca in cui i soli valori positivi erano quelli virili e marziali, lui, Dio stesso! il Re dei Re, si presenta disarmato e nudo, e letteralmente viene a sdoganare il lessico dell'inferiorità femminile: mitezza e tenerezza. Caratteristiche gradite, beninteso, negli schiavi, dunque nelle donne intese come proprietà - e per questa ragione a loro imposte. Ma che di per sè non erano doti affatto: erano semmai stigma di quanto di più svilente, in quanto contrario al concetto di "Uomo" nell'immaginario eroico della virilità che sottomette e conquista.
Bè, il Re dei Re le virtù virili le snobba. Le sue armi sono tenerezza e mitezza; e sul fatto che tali armi siano sinonimi e archetipi del femminile patriarchi e teologi hanno sempre glissato compattamente. Ponendo doviziosamente l'accento su povertà, umiltà e rinuncia, si è girata la frittata in modo di fare di questi messaggi lacci mortali contro i poveri e le donne, dimenticando di chiedere agli uomini (in quanto maschi) di seguire l'esempio del Cristo
Oggi più che mai, nel giorno della sua Natività, mi inchino a questo divino e a Maria, sua madre.
Vi saluto e ringrazio per l'ospitalità, augurando a tutte e a tutti buon Natale.
Vostra Superficaoca, 25 dicembre 2013

Ps - in tema, lascio due documentari interessanti: 
1. Gesù e la donna, di Werner Weick (sono 4 video, dal primo arriverete agli altri), 
2. una lectio di Dario Fo: Gesù e le donne (sono 7 brevi video, come sopra). 
Di seguito, infine, alcune preziose citazioni da un'intervista a Luce Irigaray.
Sull'apporto culturale del Cristianesimo
«Penso che tale contributo non sia ancora bene inteso né trasmesso, salvo talvolta da artisti, mistici e poveri in spirito. Suggerisco solo qualche insegnamento che, secondo me, risulta dalla tradizione dell’incarnazione divina. Anzitutto, riconoscere la necessità del ruolo non solo naturale ma anche spirituale della donna per la ‘redenzione’ e il compimento dell’umanità. Quindi, superare le divisioni che regolano la nostra cultura, in particolare fra corpo e anima, carne e spirito, natura e cultura, perfino umano e divino. Ammettere che l’amore, compreso quello carnale, è ciò che può condurre all’unione di queste spartizioni sbagliate, ereditate da una logica filosofica che pretende di dominare la natura invece di coltivarla. Ancora: non svalutare la generazione naturale rispetto alla creazione e mettere questa al servizio dello sbocciare della natura stessa, da rispettare come corpo vivente e ambiente. Scoprire, inoltre, che la trascendenza può anche essere sensibile e incarnata, sviluppando gesti e parole che favoriscono il suo emergere. Infine, coltivare il desiderio come dimensione umana che ci spinge a trascenderci, e non dimenticare il valore dell’invisibile e del toccare come via dell’incarnazione».
Sul silenzio
«Sono una donna. Se non accetto che il silenzio mi sia imposto per lasciare il posto a una parola che sostituisce la mia, conosco anche il prezzo del silenzio. So che può rappresentare un luogo di ritorno a sé, di preservazione ed intimità con se stessi. Non si può dire tutto, e una parola che non si radica nel silenzio non corrisponde a una parola incarnata. Il silenzio non è necessariamente assenza di parole, ma riserva di parole o eventi futuri la cui manifestazione è ancora sconosciuta. Il silenzio di Maria testimonia il mistero di una carne capace di portare alla luce ciò che non è ancora accaduto né apparso a livello di generazione. Il silenzio può essere il custode della soglia fra il dentro e il fuori. Esso consente di recuperare un’integrità, si può dire anche verginità, fisica e psichica. Un modo di rendersi disponibile per ascoltare e accogliere il non ancora conosciuto, per avvicinarsi all’altro come altro».
Sul sentire religioso
«Per favorire un dialogo tra diverse famiglie culturali o religiose conviene non insistere sulla parola ‘credenti’ e interrogarsi sulla via che permette all’umanità di raggiungere il suo compimento. Non intendo cadere in un relativismo nichilista, ma rispettare l’apporto di ogni tradizione dell’umanità. Per quanto mi riguarda, direi che l’avvicinamento alla tradizione dello yoga mi ha permesso di scoprire aspetti della mia tradizione che non avrei percepito senza dialogare in me stessa con diverse tradizioni. Per esempio l’importanza del respiro mi era stato insegnato come una componente essenziale dell’incarnazione del divino. Avevo sentito parlare del soffio di Dio e dello Spirito Santo come soffio. Ma senza una pratica quotidiana dello yoga non avrei capito il senso di tali parole nella mia propria tradizione. Non dobbiamo temere di aprirci ad altre tradizioni per portar loro, ma anche riceverne, qualche luce. È così che ho imparato che un amore senza respiro o un respiro senza amore non bastano».
Ps: l'immagine in alto, della Madonna femminista che corre con il serpente in mano, è un autoritratto di Yolanda Lopez nelle vesti della Vergine di Guadalupe. Sempre della Lopez sono le Madonne di quest'ultima figura:
E concludo con questo: un omaggio alle acque che nei culti sincretici rappresentano, appunto, l'energia della Vergine: 

domenica 22 dicembre 2013

Rivogliamo Bellezza contro le mafie: e contro ogni vacuità e idiozia

Scrisse Gio Ponti che – in termini di distruzione - l’uomo è il più feroce alleato del tempo, ed è la Bellezza, la struttura e il materiale più resistente, che si oppone alla distruzione dell’uomo. 
Ma la Rai non lo sa.
I media che dovrebbero informare e dare un fondamento alle conoscenze (e alla coscienza) delle persone hanno perso ogni cognizione di cosa sia la Bellezza e sono invece tutti dei Master and Commander in stupidità, violenza, sporcizia e vuoto (e non parliamo a casaccio: è ora di fare un report delle percentuali di contenuti televisivi che riversano nelle menti delle persone solo violenza e idiozia). E ora, se non si riuscirà a far fare marcia indietro a questa spregevole decisione, da gennaio la nostra Tv di Stato (come si può più chiamarla “pubblica”?) taglierà anche “La bellezza contro le mafie”. Decisione in piena linea con la "cultura" che questo paese indecente trasmette ai propri figli:


I tagli, dicono. Tagli di che?? Chiediamo noi? E a fronte di quali rinsaldamenti, vogliamo sapere? Per problemi di “budget” viene “tagliata” una trasmissione condotta da una sola donna coraggiosa, che, senza né spese significative (senza nemmeno una redazione!), produceva per tutto il paese un lavoro prezioso. Non prendiamoci in giro. Ecco un appello da leggere e che, ci auguriamo! vorrà produrre qualche ripensamento: 

Da gennaio la nota trasmissione radiofonica di Radio 1 Rai "La Bellezza contro le mafie" non andrà più in onda. I tagli, dicono. Si “abbatte”, quindi, un programma serio, che costa pochissimo e che, in soli 4 anni, grazie allo straordinario lavoro di una giornalista sensibile e preparata come Francesca Barra, ha saputo raccontare 2000 storie. Storie di mafia, di vittime innocenti, di giustizia, di speranza, di riscatto.

Francesca, con la sua trasmissione, è stata per noi un punto di riferimento impareggiabile. Ha saputo fare informazione e, nel contempo, è stata in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema difficile e complesso. Senza “La bellezza contro le mafie” molte delle storie di uomini e donne uccisi per la propria onestà e il proprio coraggio sarebbero rimaste nell’ombra, tra le quattro mura delle nostre case.
Operare questo taglio significa perciò lacerare ancora una volta la memoria delle vittime innocenti e infrangere le speranze dei loro familiari, impegnati quotidianamente a difenderne la dignità e il vissuto.
Abbiamo appreso con grande rammarico di questa decisione ma siamo certi che la Rai farà un passo indietro, consentendo a Francesca Barra di andare avanti nel suo esercizio di verità e di diffusione della migliore cultura antimafia.
Siamo venuti a conoscenza anche del fatto che il programma non avesse una redazione. Francesca lavorava da sola. Ci auguriamo che l’azienda voglia cogliere al volo pure l’opportunità di far crescere “La bellezza contro le mafie”, incoraggiando l’inserimento di nuovi aspiranti giornalisti, che tanto hanno da dare ad una trasmissione utile e gradevole, al servizio pubblico e all’intero Paese.
I primi firmatari: Sonia Alfano, Don Luigi Ciotti, Angela Napoli, Salvatore Borsellino, Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Movimento Agende Rosse, Centro Studi Pio La Torre, Giulio Francese, Umberto Lucentini (Giornalista), Angelo Meli (Giornalista), Luca Ussia (Dir. editoriale Rizzoli), La redazione di Antimafia Duemila, La redazione di Asud’Europa, Comitato Ventitré Maggio, Centro Studi Paolo Giaccone, Cittadinanza per la Magistratura, Fondazione Progetto Legalità, Radio 100 passi, Luigi Furitano, Associazione Terranostra contro le mafie di Agrigento

mercoledì 18 dicembre 2013

Nuove leggi sui semi: sai cosa vuol dire? Un appello urgente

Lo sapete che è in discussione una proposta della commissione europea per una nuova legge sui semi? e avete idea di cosa comporterà veramente? Si tratta di un fatto di importanza capitale che ci riguarda da vicino: ecco perché tutte e tutti dovremmo essere informati e mobilitarci. Ecco perché vi proponiamo un appello urgente a cui aderire e da diffondere:
Rifiuta la "Legge per il Monopolio del Seme" della Commissione Europea e rivendica il tuo diritto ad avere semi e cibo vitali, sani, privi di sostanze chimiche e liberi da OGM.
Nello spirito di Gandhi, che richiama alla disobbedienza civile contro le leggi ingiuste, dichiara: noi non riconosceremo alcuna legge che illegittimamente rende il seme una proprietà privata, esclusiva di società multinazionali. Ciò contraddice infatti l'obiettivo generale di conservare e arricchire la diversità, andando invece a rafforzare un sistema agricolo di tipo industriale che si è dimostrato fallimentare e che ignora le sane alternative che stanno crescendo rapidamente, in grado di costruire comunità sostenibili e sicurezza alimentare in tutte le regioni del mondo. Potete leggere interamente, e sottoscrivere, la dichiarazione al link su questo sito
Perché un appello urgente in difesa della democrazia alimentare e del seme?
Fino a quando esisterà la superstizione che le leggi ingiuste debbano essere rispettate, esisterà anche la schiavitù - disse Mahatma Gandhi. Il 2 Ottobre 2013, anniversario della nascita di Gandhi, è stata lanciata la Dichiarazione Europea del Seme che chiede ai cittadini, ovunque essi siano, di rifiutare la nuova legge europea, di sostenere i diritti degli agricoltori, di opporsi alla crescente monopolizzazione dei nostri semi e del nostro cibo. E come? unendosi in una piattaforma che chieda il cambiamento radicale della Legislazione Europea sui Semi, in difesa del diritto degli agricoltori di conservare i semi, della biodiversità e della democrazia alimentare.

La posta in gioco è alta - e la nostra carta migliore per cambiare le cose sta nell'unire le richieste di individui e organizzazioni, ovunque essi siano, in un foro comune volto a:

• 1. chiedere al governo Europeo, e ad altri governi nazionali, di rifiutare la nuova proposta della Legislazione Europea sui Semi della Commissione Europea;

• 2. mettere in luce la pressante richiesta dei cittadini di tutto il mondo che la Commissione Europea ed altri enti politici legiferanti, ovunque, cessino di praticare la logica violenta dell'appropriazione del seme come principio base di legislazione sementiera.


E' importante che ogni organizzazione si affianchi a questa iniziativa. Attenzione: inviando il vostro logo a questa mail: info@navdanyainternational.it, la vostra organizzazione sarà inclusa fra i partecipanti, e saranno creati link al vostro sito.

La tempestività è fondamentale.

Il procedimento legislativo a Bruxelles è in corso; ma, invece di migliorare la proposta (già molto pericolosa) presentata nel maggio 2013, l'iter sta conducendo addirittura al suo peggioramento e ad ulteriori restrizioni che mettono a serio rischio la democrazia e la sicurezza alimentare. Queste misure avrebbero l'effetto di:

• mantenere il controllo e i diritti esclusivi sui nostri semi e sul nostro cibo nelle mani di poche aziende multinazionali 

• aumentare l'uso dei prodotti chimici, dei pesticidi, dei semi e cibi OGM nei sistemi alimentari e delle sementi;

• espropriare ancora di più agricoltori e giardinieri del diritto naturale di attingere alle risorse naturali e di preservare e sviluppare la diversità;

• ridurre in modo sempre più pericoloso la diversità nei semi, affidandosi a un numero sempre più ristretto di varietà.

Nella UE si possono ormai commercializzare soltanto sementi che abbiano superare complicate procedure di registrazione e la cui coltivazione dipende dai concimi chimici: e se chi commercia i semi commercia anche i pesticidi si capisce che qualcosa non quadra. Le industrie multinazionali, che hanno monopolizzato sempre più il mercato, controllano ormai i 3/4 dei semi utilizzabili. 
Non si può più delegare, dunque; la situazione richiede di mobilitarsi compattamente.
Chiudiamo questo invito ricordando che la dea ferita - cioè la natura violentata dall'uomo che si vendica in modo terribile - non è solo una superstizione di "società arretrate". Ma un avvertimento saggio, che è molto pericoloso per l'intero pianeta continuare a ignorare.

AGGIORNAMENTO 8 febbraio 2014: con vero dispiacere scopriamo oggi che il documentario che era postato qui, che spiegava molto bene meccanismi di corruzione e distruzione ai danni della terra e della povera gente, "non esiste". Non esiste più, cioè. Zelantemente è stato fato rimuovere. Ma qui resterà quel riquadro vuoto: a ricordare che, se il sapere viene rimosso, è perché l'ignoranza è la base stessa su cui tutta questa predazione può avere luogo.

sabato 14 dicembre 2013

La III Sezione penale della Cassazione e un caso di violenza sessuale su minore

Sulla sentenza n° 45179 emessa l'8.11.2013: i cavillosi "distinguo" di una Legge entro i quali anche la Cassazione si perde di Iole Natoli

La sentenza emessa l’8.11.2013 dalla III Sezione penale del Tribunale di legittimità ha invalidato una sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro relativa a un abuso su minore, accogliendo due delle richieste di nullità avanzate dal difensore concernenti il riconoscimento di attenuanti e rinviando il nuovo processo ad altra sezione della Corte d’Appello, che dovrà riesaminare il diniego e motivarlo appropriatamente ove ritenga di doverlo confermare. Il concetto di “relazione amorosa”, espresso dal difensore dell’imputato e inverosimilmente accolto nella sua decisione dalla Corte, che lo applicava al rapporto sessuale continuato instaurato da un uomo di circa 60 anni con una bimba allora appena undicenne, ha suscitato reazioni indignate.

Una sentenza che farà molto discutere, ha scritto un quotidiano calabrese. Previsione perfettamente centrata, perché da quando si è appreso da quali richieste di revisione sia scaturita la decisione presa dalla Corte, si è scatenato realmente un putiferio.
Sull’argomento si è scritto di tutto e a considerazioni molto valide sono stati affiancati parti di fantasia.
Qualcuno si è convinto che la Cassazione avesse assolto l’uomo, cosa assolutamente non vera; qualcun altro che detta Corte avesse stabilito che l’abuso non è reato se c’è amore (qui), cosa non rispondente alla realtà, dato che l’esprimersi sull’accoglimento di attenuanti presuppone che intanto il reato sia stato considerato sussistente, come del resto è stato scritto in sentenza. Tanto rumore non è però immotivato e più avanti sarà evidente il perché. 
Partiamo intanto dall’operazione rischiosa presente in quelle reazioni non sufficientemente meditate in cui si è tagliato sui sentimenti della bambina, azzerandoli e declassandoli di netto, per confinarli nel limbo del non essere.  

giovedì 12 dicembre 2013

Dopo le primarie Pd, lettera a Matteo Renzi

Caro Matteo Renzi, 
lei ha vinto le primarie, è il nuovo segretario PD. Ha promesso di far cambiare verso all'Italia. In molti e in molte le hanno creduto. Ha iniziato nominando alla segreteria del partito 7 donne. Buon inizio! Ma il verso va cambiato in profondità

Le donne, la loro vita, la loro forza, sono una realtà sommersa che non può più essere né ignorata, né usata come vessillo. Le donne sono andate avanti in questi anni, spesso nel silenzio della politica, come giocoliere, affrontando una vita a più piani che hanno cercato di tenere insieme da funambole, completamente sole: lavoro, figli, cura.
Per cambiare davvero verso, vorremmo dirle che occorre partire dalla loro realtà e dalla loro vita materiale. Occorre far entrare il corpo e la differenza delle donne nella piena cittadinanza e nel mondo del lavoro. Occorre far entrare, in questo modo, l'Italia fra le grandi democrazie europee.
Il paese che noi vogliamo mette al centro i talenti, le competenze, le energie delle donne. E per farlo parte dalle proposte che “Se Non Ora Quando?” ha fatto alla politica tutta, a partire dalla grande manifestazione del 13 febbraio del 2011. 
Tra queste, alcune ci stanno molto a cuore.
Vogliamo che sia data priorità al problema della precarietà del lavoro, che ottunde l'orizzonte esistenziale di milioni di giovani e si abbatte con una specificità tutta particolare sulle giovani donne. Una donna incinta con un contratto a progetto può perdere il lavoro, e qualunque tutela, da un giorno all'altro, senza preavviso. Come può anche solo immaginare di progettare una maternità? 
• Vogliamo che ogni giovane donna possa invece scegliere se e quando divenire madre, che la tutela della maternità sia estesa a tutte le donne, indipendentemente dal tipo di contratto di lavoro. Crediamo che questo paese, se lo si decide, saprà trovare le risorse per corrispondere un assegno di maternità universale, a carico della fiscalità generale, per 5 mesi, a tutte le nuove madri.
• Ma vogliamo anche che sia chiaro che i figli si fanno quasi sempre in due. Crediamo che la strada dei congedi di paternità sia stata percorsa per un tratto troppo breve, e che si debba andare molto più avanti. Inoltre, nel paese che sogniamo ognuno pulisce dove ha sporcato: la divisione del lavoro domestico deve diventare paritaria. Per fare questo serve la lotta agli stereotipi di genere ma serve anche un mondo del lavoro ripensato oltre i ruoli tradizionali dei due sessi.
•  Vogliamo che il contrasto della violenza di genere non si fermi alle misure di pubblica sicurezza ma scavi a fondo nelle sue radici. Questo significa anche contrastare le rappresentazioni degradanti delle donne nei media, e insieme la loro cancellazione dalla storia e dalla cultura del nostro paese. Vogliamo cambiare verso partendo dal riconoscimento e dal racconto della forza, dell'autonomia e della libertà delle donne. Prevenire la violenza contro le donne non sarà possibile se non si trasmette loro autostima, e pensiamo in particolare alle ragazze.
• Vogliamo che l'educazione, su cui lei ha speso molte parole nel suo discorso della vittoria, sia posta davvero al centro di un progetto di risanamento del paese. Cominciamo dai programmi scolastici, che descrivono un mondo creato e gestito da uomini, in cui le donne stanno a guardare. Le poetesse, le storiche, le scienziate, le filosofe che hanno fatto la storia di ieri e di oggi, sono un perno essenziale nel progresso dell'umanità. Pretendiamo che trovino cittadinanza nella scuola italiana, che le ragazze possano rispecchiarsi in loro, e i ragazzi arricchirsi e non avere paura, attraverso la loro conoscenza, della differenza e della forza delle donne.
Infine, abbiamo scritto qualche mese fa al segretario uscente Epifani per dire che siamo stanche di timidezze e tentennamenti sulla piena applicazione della legge 194. È ora che almeno il centrosinistra metta mano seriamente a quella che è ormai un'emergenza: la mancata applicazione di una legge dello Stato che, come mostrano i dati, dal 1978 a oggi ha fatto diminuire drasticamente il numero degli aborti, oltre ad aver tutelato la salute delle donne e il loro diritto all'autodeterminazione.

Pensare una riforma del lavoro e un welfare a misura di donna, di donna e non della famiglia, cambiare il verso della vita delle donne, cambiarne il racconto, fare dell'Italia un paese per donne: è questo il primo passo per fare cambiare verso a questo paese. 
Sogniamo un paese in cui nessuna giovane lavoratrice debba dire:“Per fortuna non ho figli, in cui nessuna donna si debba sentir dire“Se vuoi fare carriera non dovevi fare figli”, come ci hanno raccontato in molte nella video inchiesta partecipata che abbiamo realizzato un anno fa e che ci permettiamo di inviarle, come augurio, incoraggiamento e forse fonte di ispirazione e di conoscenza, seppure parziale, del nostro paese. Perché le donne sono il paese. 
Buon lavoro!

domenica 8 dicembre 2013

Attacchi alle giornaliste, primarie del PD e difesa della #legge194

Giorni fa Politica femminile Lombardia aveva riportato la lettera di una nota giornalista colpita da parole come pietre per avere messo in luce la pericolosità, per la legge 194, di operazioni come i "cimiteri dei feti". Non ci sembra che in molti si siano espressi contro quel vergognoso articolo (per inciso, dello stesso "giornale" che crede che Mandela sia stato paladino, anzi padre! dell'apartheid).
Inaspettatamente lo fa oggi Laura Puppato, partendo proprio dalla necessità di difendere la legge (e in diretta relazione con la sua scelta di voto alle primarie). E per giunta lo fa postando sul suo profilo facebook una foto autoironica mentre al supermercato gira con il candidato nel carrello: per una volta il "prodotto uomo" lo compra una donna. Ma ci piace in questa foto anche la chiara allusione alla condizione dell'essere donna (con tutto il peso di ruoli e stereotipi che questo comporta), prima ancora che politica
Ecco il suo post:
Continuando a rimandare per mancanza di tempo, per ironia della sorte mi trovo a scrivere questo post nel giorno stesso delle primarie e proprio nel giorno dell’Immacolata: il che, per una credente come me, è un bel paradosso. Paradossale (ma solo per chi non sa o non vuol sapere) quanto dire: io sono contro l’aborto, per questo difendo la legge 194. Paradossale quanto il dover constatare che una buona legge sulla maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza, quale è la legge 194, sia stata capace di dimezzare in 30 anni il ricorso agli aborti. I dati parlano chiaro.
Ma, ahimé - trovo inaccettabile che questo possa venire presentato come un “effetto positivo dell’obiezione di coscienza”, come ha adombrato Beatrice Lorenzin presentando la relazione del Ministero della Salute. No, mi dispiace, io non ci sto. 
Poiché io sono contro l’aborto, proprio per questo sento il dovere di difendere una legge che per lungo tempo ci ha difeso dal vero dilagare degli aborti, per giunta in condizioni pericolose e drammatiche per le donne. Poiché io sono contro l’aborto, proprio per questo in giugno ho presentato in Senato una mozione per chiedere garanzie in difesa della 194 e per il contenimento dell’obiezione di coscienza: senza mettere minimamente in discussione il diritto a obiettare, ma attivando strumenti perché la legge non muoia. Spiegando che la paralisi per obiezione di coscienza rende “sempre più difficoltosa la stessa applicazione della legge 194, [si verificano] aborti drammaticamente tardivi, [.. e] le donne si ritrovano a dover migrare da una regione all'altra o addirittura all'estero, mentre […] riemerge l'aborto clandestino con il malaffare collegato. Dato raccapricciante [..] confermato dalle scoperte di ambulatori fuorilegge: 188 i procedimenti penali aperti solo nel 2012, spesso contro insospettabili studi medici. Strutture controllate in numero crescente dalla delinquenza organizzata: l'ultima [..], gestita a Padova dalla mafia cinese. Traendo profitto dalla mancata applicazione della legge, si imbastiscono dunque affari lucrativi illegali che alimentano a loro volta altri illeciti [..] come lo spaccio di farmaci abortivi [..] con modalità pericolose e fuori controllo”.   Ed essendo contro queste tremende conseguenze dalla clandestinizzazione, mi schiero contro operazioni ideologiche come la promozione di “cimiteri degli angeliil cui scopo propagandistico risulta evidente considerato che la sepoltura cristiana dei feti è già garantita da una legge nazionale. Uno scopo propagandistico che prelude a tentativi di abbattere, magari con un referendum, un’ottima legge già da molti anni sotto gravissimo attacco
E anche per questo ho scelto di sostenere alle primarie Civati, che sui temi cari alle donne non è mai stato ambiguo. 
E per tutto quanto sopra, infine, difendo le donne impegnate su questi temi, incluse giornaliste come Marina Terragni e Lidia Ravera che sono state ignobilmente attaccate, da certa stampa di destra, addirittura con epiteti che sono un insulto all’intelligenza, come “nazifemministe che manganellano le donne”. No, cari signori, la morale è una cosa e il moralismo un’altra; e le manganellate a noi donne arrivano da altre mani, ad esempio da giornalisti come voi. (Laura Puppato, 8 dicembre 2013) Fonte: il Fatto Quotidiano


sabato 7 dicembre 2013

Stanchezza di odio, anatemi e vuoti menare il can per l'aia - vogliamo politica

Grillo ha fondato il M5S, è vero. Ha saputo riempire quel vuoto lasciato ormai da tempo da una politica che non ha saputo piú dare quelle risposte che i cittadini si aspettavano, lo ha fatto alla sua maniera che puó essere o no condivisibile. 
[Ma] ora i parlamentari stanno lavorando con fatica, con fatica perché sono osteggiati da tutti, da destra e da sinistra; ed è vero, a parer mio, che quasi tutti i mezzi di informazione o li ignorano o li attaccano. Ma non è questo il modo per dimostrare il proprio disappunto. Ora è il momento di abbassare i toni e puntare sulle proposte, non è facendo pericolose liste di proscrizione che si risolve il problema dell'informazione. Ogni giornalista ha il diritto di esprimere il proprio dissenso, anche se questo non ci piace. Comincio a pensare che Grillo ora rischia di essere ingombrante per il M5S e dovrebbe considerare di fare qualche passo indietro e lasciar parlare loro [attivisti ed eletti], sui programmi e non sulle invettive. Siamo stanchi di odio, vogliamo politica. (Fiorella Mannoia, 7 dicembre 2013)
E se possiamo dì… Fiorè: a chi lo dici! ci hai tolto le parole di bocca. 

venerdì 6 dicembre 2013

Buon Natale, sindaco di Taranto!

Il sindaco di Taranto se l’è proprio tirata, non c’è che dire. Dunque si merita pienamente un contrappasso che metta in luce tutti i profondi significati di un atto che Giusi Giannelli definisce una ennesima scena di ferocia maschile.
Sulla sua figuraccia raccapricciante han detto tutto quello che c’era dire in tante, fra cui Giannelli e con lei Magda Terrevoli, che fu la promotrice della legge regionale per la Puglia per la doppia preferenza, bocciata con un vergognoso e – non dubitiamo - trasversale voto segreto da un Consiglio regionale a schiacciante maggioranza maschile.  Ecco dunque per lui i nostri auguri:
Si, se li è proprio tirati, questi sentiti auguri. E non solo per aver indecorosamente impacchettato due ragazze in posa sexy, per un evento ufficiale del Comune - la più imbarazzante conferenza stampa natalizia di sempre. Ma anche per uno slogan, per quel per Natale regalati Taranto, che crea l’immediata associazione di idee con certi politici  che, a tutti i livelli, regalano a sé stessi la cosa pubblica abusandone e arraffando a man bassa.
Congratulazioni, sindaco, Totò e Peppino non avrebbero saputo fare di meglio. Un bell’autogol di comunicazione! niente da dire.  Tranne… diffondete anche voi i nostri auguri per lui, care amiche: Buon Natale, Ippazio Stefàno.

lunedì 2 dicembre 2013

Se non è paritaria che democrazia è?

C'è poco da girarci intorno: se non è #paritaria non è democrazia. Dunque è ora di andare a fondo dei problemi che impediscono a questo paese una piena partecipazione delle donne, a partire da quelli legati alle leggi elettorali. 
L'Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ha organizzato per martedì 3 dicembre, a Roma, un importante incontro pubblico sulle riforme delle leggi elettorali: presso la sede del Parlamento Europeo (via IV Novembre n. 149). Fra i vari interventi quello di Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato.
Per info e contatti: Daniela Carlà e Roberta Morroni

sabato 30 novembre 2013

Una assoluta priorità per tutti: forzare la mano alla politica in tutto il mondo, dedicarsi alla cura del Pianeta

L'ultimo post su questo blog ad alcuni avrebbe potuto apparire catastrofista; ma a quanto pare la situazione è molto peggio di quanto già temevamo - cioè di quanto credevamo di sapere.
Vengono a galla le verità su quanto sta accadendo a Fukushima e l'allarme è di così vasta portata che la rimozione dei materiali radioattivi dai bacini del combustibile è «una questione di sopravvivenza umana». E di fronte a questa catastrofe le autorità cosa fanno? tra le proteste furiose degli abitanti, si precipitano a varare leggi volte a secretare i fatti che stanno venendo alla luce: e cioè che la bonifica del sito è un affare di proporzioni immani e dall'esito molto incerto. Si tratta di contenere radiazioni equivalenti a 14.000 volte la bomba atomica di Hiroshima. Gli scienziati non hanno idea del vero stato dei nuclei dei reattori, riassume il “Washington’s Blog” in un lungo reportage: le radiazioni potrebbero investire la Corea, la Cina e la costa occidentale del Nord America.
Se anche solo una delle piscine di stoccaggio dovesse crollare, avvertono l’esperto nucleare Arnie Gundersen e il medico Helen Caldicott, non resterebbe che «evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore». Ma solo i blogger cercano da mesi di dare l’allarme: l’aspetto più sinistro è proprio il silenzio dell’informazione, la verità negata fino ad oggi dai tecnici, dai politici e dai media - rotto solo dall'informazione su internet, da cui filtrano (per chi se le cerca) le notizie di disastri già irreparabili, disseminati in modo ancora più intenso dai tifoni. Dovremmo essere tutti in piazza, una piazza planetaria che gridi loro che la smettano di derubare e azzuffarsi, e si dedichino a salvare l'organismo su cui abitano: ma quasi nessuno ne sa niente. Una follia che lascia sgomenti: la situazione è così grave che richiederebbe l'impegno totale e incondizionato di tutti i potenti del mondo: ma qualcuno avrà detto loro, almeno ora, che la loro stessa pelle è in pericolo? o penseranno di potersi rintanare in qualche bunker? e che come sempre non sia un problema loro? Il fulcro di un possibile olocausto di proporzione immani: questo è oggi il Giappone che dovrebbe ospitare le Olimpiadi 2020. Mentre si continua a vaneggiare di "crescita", si gioca alla guerra e gli impianti nucleari continuano a proliferare in tutto il mondo. E' di oggi la notizia di un nuovo terremoto, in Iran, il cui epicentro è molto vicino a una centrale nucleare: "Il Governo dice che il reattore non ha subito danni, ma è quanto dissero anche all’epoca le autorità giapponesi". Che dire? la priorità assoluta che dovremmo darci tutte e tutti sarebbe creare un solido asse fra tutti gli attivismi: quelli per l'equità di genere e i diritti, per la pace e per la sostenibilità - e concentrarci solo su questo: obbligare la politica - qui e ovunque - a un'inversione a U.
Sempre che siamo ancora in tempo.

mercoledì 20 novembre 2013

Salviamo i bambini, salviamo la terra sotto ai nostri piedi: salviamo noi stessi

Ma perché dovremmo avere una giornata particolare per ricordarci delle bambine e dei bambini? Perché se no NON ce ne ricordiamo. Punto e basta. L'umanità come organismo collettivo si ricorda una sola cosa, tutti i giorni e senza fallo: come litigare, confliggere con se stessa, distruggere la terra che ha sotto ai piedi. 
I bambini sono il nostro bene più prezioso ma anch'esso (come avviene allo stesso ambiente vitale che ci ospita), viene calpestato, svillaneggiato e - soprattutto - infarcito di veleni che non tarderanno a scoppiare. Zero educazione, zero cultura, zero prevenzione: si investe solo nel contrario di tutte queste cose: pattumiera emotiva che serve però a muovere soldi. Esattamente come avviene, letteralmente, nella gestione dei rifiuti fisici. Vi capita mai di accendere la televisione ogni tanto? solo, ed esclusivamente, stupidità, pornografia dell'apparire, e soprattutto violenza, violenza, violenza, e film dell'orrore. Questo è il cibo della mente che diamo ai nostri figli. Non parliamo poi del cibo che diamo (o non diamo), sul piano letterale.
Ogni tanto ne abbiamo piccoli segnali, e nessuno si muove! Ieri sera un nuovo servizio su Le Iene su una catastrofe di proporzione inaudita:
Ecco qual è, secondo Carmine Schiavone (ex-capoclan dei Casalesi), la cosa più grave di tutta questa terrificante vicenda: arrivavano 120, 130 Tir per volta di rifiuti tossici e nucleari: smaltire così 1 fusto di rifiuti nucleari costava, anziché 2.000.000, 200.000 lire! lì non c'era niente, hanno seppellito tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici e fanghi termonucleari, e poi ora ci coltivano, e ci hanno costruito e la gente abita lì sopra. Io prego Iddio che i fusti nucleari non si siano ancora aperti, se no il disastro lì è - già adesso - peggio che a Chernobyl. Io non ho partecipato, già allora avevo chiaro che si condannavano a morire generazioni intere"
Poi mostra i siti sulla mappa: casa nostra, avvelenata per sempre, irrimediabilmente, per ettari ed ettari, un territorio che era vanto e bellezza del nostro paese in tutto il mondo. Ora solo veleno. Una storia da anni e anni (almeno in parte) già denunciata mille e mille volte anche da Saviano, e sempre lasciata a cadere come un dettaglio senza importanza. E per fortuna che ora, della terra dei fuochi si interessa almeno il Papa... La Campania è avvelenata, addirittura peggio della Puglia, con l'ambiente  tarantino distrutto grazie ai furti e alle omissioni dell'Ilva.
Ma come avviene a casa nostra... così avviene in tutto il mondo. Lo sapete che solo quest'anno sono stati bruciati nel deserto del kuwait 7 milioni di penumaitici - avevano ormai coperto un'area così vasta che risaltava dal satellite. E tutti i rifiuti nascosti, che non si vedono? Rendiamoci conto che la politica a cui siamo in mano ha scavato questa terra come un groviera, l'ha infarcita di rifiuti, in profondità e in superficie l'ha inzuppata di veleni, ha raso al suolo buona parte dei suoi organismi vitali, e la sta mandando a fuoco: fuoco, fiamme e alluvioni. TUTTO E' COLLEGATO da un filo diretto. Un quadro in cui rientra anche la tragedia che ha colpito in questi giorni la Sardegna.
Vogliamo fare qualcosa? Forse, potremmo partire da qui:


domenica 17 novembre 2013

Compagni in piazza, fascisti a letto: su sessismo e violenza nella sinistra

A Milano, il 9 novembre, si è tenuto un incontro indetto da 3 donne, Giulia, Marica e Silvia, che il 28 settembre 2013 hanno denunciato di essere state oggetto di un'aggressione sessista, fisica e verbale, da parte di alcuni esponenti del loro stesso movimento (quello dell'aurtonomia diffusa) - come loro stesse raccontano diffusamente qui. Spiegando fra l'altro: "abbiamo deciso di esporci pubblicamente per trasformare questo vergognoso episodio in un'occasione di riflessione condivisa, all'interno dei movimenti antagonisti, sui problemi di sessismo e fascismo nell'autonomia". 
E' stato un incontro davvero interessante, e anche l'occasione che ha consentito di raccogliere una testimonianza storica: è intervenuta infatti anche Lidia Menapace, illustre politica e nota ex-partigiana, che ha parlato senza peli sulla lingua dei portati di sessismo e violenza anche negli ambienti storici della sinistra, mettendo in luce episodi sconosciuti ai più della vita di figure del calibro di Togliatti, Nilde Iotti, Teresa Mattei. Ascoltiamola:


Insomma: la sinistra è tradizionalmente "al fianco delle donne" - e ideologicamente non può ammettere la sopraffazione maschilista, le mancanze di rispetto verso le donne, la violenza sessista...
Vero - vero anche che tra il dire e il fare ci sono i retaggi, che ci condizionano tutti/e nel profondo, tenaci soprattutto negli uomini. 

Ma una donna che era presente all'incontro, e che, sempre a Milano, frequenta i "movimenti antagonisti", fa notare come, là dove l'identificazione politica prevale su quella di genere, anche in molte donne l'azione di questi retaggi porti a forme di reticenze (e giustificazioni dei loro compagni), che fanno sentire sole le donne colpite. Traccia inoltre una riflessione guardando al futuro. Ecco il suo contributo:

Il silenzio
Ha lunghissima storia il silenzio delle donne sugli episodi di violenza. 
Sabato [9 novembre 2013, ndr] ho potuto nuovamente verificare che la parola di una donna che accusa un uomo di violenza, da sempre, nella nostra cultura patriarcale è bollata come menzogna, oppure, se violenza c'è stata, la donna è complice. (Era ubriaca, consenziente, provocatoria, etc etc).
Per me tacere equivale a cedere a questa logica, invece che combatterla. Questa giornata, con le sue contraddizioni, è un tassello nello scardinare questo dispositivo di controllo delle donne. 

La donna come vittima
C'è una grande differenza tra l'essere vittime e fare le vittime. E' necessario impedire alle donne di relegarsi o essere relegate nel ruolo di vittima. La testimonianza pubblica di un fatto violento rende giustizia a chi l'ha subito, ricordando che ciò che è successo non è un avvenimento normale o trascurabile in alcun modo. La presa di parola pubblica dovrebbe contenere in sè anche la decisione di sfidare i media sul loro terreno, invitandoli a tracciare i contorni della vicenda nel rispetto dell'integrità delle persone e non nella mistificazione dei ruoli vittima/carnefice.
Spesso una donna che reagisce con forza a una violenza viene stigmatizzata. Non si apprezza la sua forza, ma si sminuisce la violenza che ha subito. 

Dispositivi di esclusione
Il movimento esclude chi lo contesta? Sabato ho notato come le più critiche verso Giulia, Silvia e Marica fossero proprio le donne. Perché? Sembra inevitabile che la necessità di riconoscersi in un'identità collettiva, funzioni, per il nostro sesso, più sul piano della classe che del genere

Violenza e conflitto
Non sono la stessa cosa. Anzi, rimanere in conflitto nel rispetto dell'altro è antidoto alla violenza. Un comunicato provocatorio è conflittuale, non violento. Uno schiaffo invece è violento. Purtroppo sabato non c'è stato tempo di discutere della confusione che spesso si fa tra questi due termini. Ma è nel conflitto che si creano le condizioni di crescita, tramite l'affinamento delle proprie risorse tese a difendere le proprie posizioni. 
Questo a patto che non si scada nella violenza. Dopo quella fisica, la prima violenza è il non riconoscimento dell'altro come interlocutore. 
Questo comportamento ha delle analogie con il silent treatment, considerato, in psicologia, abuso psicologico grave.
Sabato, in ogni caso, nei fatti, le persone erano lì, al freddo, a parlare, al di là delle dichiarazioni.

Violenza o violenza sessista?
Secondo il mio punto di vista, la violenza non ha genere. Ciò non toglie che se mentre meno qualcuno lo insulto perchè ebreo, negro, comunista, gay o femmina, sto commettendo un atto di violenza e razzismo, violenza e sessismo.

Come andare avanti?
Essere escluse, attaccate e sminuite fa male, ancora di più dopo aver subito una violenza. Il senso di giustizia che ne nasce può essere dirompente. E' necessario però fare uno sforzo consapevole per esercitare una rabbia sana, direi pura. Questa occasione data a Milano, qualcuna l'ha riconosciuta, qualcuna no, quel che conta è che si continui a confrontarsi, affermando anche che una collera sana esiste, sono i nostri anticorpi all'ingiustizia, ma coltivando la capacità di creare dialogo anche là dove sembra impossibile.
Sara