domenica 27 novembre 2016

#26Nov #nonunadimeno grazie a tutte. Ci rivediamo a Bologna: 4 e 5 febbraio 2017

E così, come previsto siamo arrivate da tutta Italia, dopo mesi di incontri e riunioni e discussioni, ciascuna nel proprio ambito; abbiamo portato noi stesse e oltre 200.000 donne in piazza (e non solo donne), il 26 novembre. E oggi, 27 novembre, una delegazione di mille attiviste si è poi ritrovata, alla Sapienza, per discutere sui prossimi passi da fare; primo fra tutti mettere a punto un piano antiviolenza serio, su cui farsi ascoltare. Un grazie alle organizzatrici, a tutte quelle (e quelli) che hanno partecipato, e a noi stesse. 
Prossimo appuntamento: Bologna, 4 e 5 febbraio 2017










sabato 19 novembre 2016

Stati Uniti: la rivalsa della supremazia maschilista. Ma gli uomini non si illudano

Autoritarismo, razzismo e maschilismo sono strettamente intrecciati; ne scrive Guido Viale nel pezzo Stati Uniti: la rivalsa della supremazia maschilista, ove osserva come l’affermazione di uomini come Trump e dei suoi omologhi europei siano segni del ripiegamento verso un fondamentalismo occidentale nei cui confronti la partita decisiva non si potrà giocare senza una vigorosa ripresa del movimento femminista. 


Lea Melandri commenta, in risposta, che di appelli simili, a un femminismo ignorato o dato per morto, ne abbiamo già sentiti: chi ha dimenticato la chiamata di politici e media perché il "movimento delle donne" scendesse in piazza contro il governo Berlusconi? In piazza ci saremo, il 26 novembre, contro una cultura maschile che passa per normalità e rispetto a cui il virilismo (razzista, omofobo, xenofobo, nazionalista, fondamentalista, ecc) non è che l'espressione manifesta.
Ma, aggiunge: gli uomini non si illudano che sarà il femminismo, nostrano o di altre culture, a salvarli dalla rimonta maschilista - da Trump ai movimenti xenofobi e di destra in Europa - dal momento che è proprio l'avanzamento della libertà delle donne, nel privato come nel pubblico, a scatenare le reazioni violente dei loro simili. Il virilismo, dalle origini ai giorni nostri, è "invenzione" e fondamento primo di tutte le civiltà conosciute finora, cioè della visione del mondo con cui il sesso maschile ha imposto il suo dominio e il suo privilegio. Per questo, capovolgendo le attese di Viale, dirò che contro razzismo, maschilismo e fondamentalismi di ogni tipo la partita decisiva non si potrà giocare senza una vigorosa presa di responsabilità degli uomini riguardo alla violenza dei loro simili e senza una critica alla "naturalizzazione" che il sessismo ha fatto del rapporto di potere tra i sessi e di tutte le disuguaglianze che la storia vi ha costruito sopra.

Che sia sponsorizzato da fondamentalismi islamici o da suprematisti bianchi, oggi come ieri il virilismo è tossico e, alla lunga lo è per tutti. Svegliatevi, maschi, prima che quel piatto di lenticchie vi vada di traverso definitivamente, finendo per strozzare anche voi.


mercoledì 16 novembre 2016

Cattedra Unesco ‘per la parità dei sessi e l’emancipazione femminile’ all’università di Amma

Mata Amritanandamayi Devi, la leader spirituale indiana che ha abbracciato ad oggi 36 milioni di persone nel mondo, di cui 30 mila a Milano (Malpensa Fiere a Busto Arsizio) nell'ultimo week end, nell'ambito del tour europeo partito da Londra l'11 ottobre, il 27 ottobre a Parigi davanti a 8 mila persone, ha partecipato alla cerimonia tramite la quale le Nazioni Unite hanno ufficialmente nominato l’Amrita university, da lei fondata, come prima Cattedra Unesco (700 le università in rete in 128 nazioni) per la parità dei sessi e l'emancipazione femminileIn quell'occasione Ruchira Kamboj, ambasciatore e rappresentante dell'India all'Unesco, ha dichiarato:  “È la prima Cattedra Unesco della storia in questa disciplina. Quello che è ancora più straordinario è la strategia utilizzata, volta a tracciare le vulnerabilità di donne e bambine a vari livelli e da diverse prospettive, per poi trovare le migliori soluzioni possibili e replicabili da altri attraverso la ricerca, lo studio, la formazione e lo scambio di buone norme".
Non c'è al mondo una forza più grande dell'istruzione femminile per favorire lo sviluppo, la resilienza e la pace. L’università Amrita e l’Unesco condividono gli stessi scopi umanistici”  - ha aggiunto Peter Wells, capo della sezione per l'Istruzione superiore dell'UnescoQui il testo completo sull'evento milanese, l'attività spirituale e benefica di Amma col programma Embrancing the world, e le sue parole sul potenziale infinito delle donne.

martedì 8 novembre 2016

Donne e popolo: la strana coppia in tempo di populismo

L'Associazione Preziose invita le donne a una giornata di riflessione sulla relazione fra donne e populismo: donne e popolo, la strana coppia.  

• Nell’attuale slittamento della democrazia verso il populismo, si può rigiocare lo storico legame tra donne e popolo in una nuova forma della politica?
• Il protagonismo femminile nella vita pubblica può ristabilire la differenza tra puro uso del potere e libera autorità generativa che il populismo confonde in una deriva autoritaria?
• Quali esperienze di governo esistono in fedeltà al legame tra donne e popolo?
Queste sono le domande e i temi della discussione collettiva a cui tutte sono invitate. Al termine della discussione verrà presentata la Fondazione della Scuola di alta formazione per donne di governo. 
Introduce e coordina Luisella Conti (presidente dell’Associazione “Preziose”)
Saluto di Maria Cannata (presidente del “Circolo della Rosa” di Verona)
Interventi di apertura:
Annarosa Buttarelli, Nella strana coppia, il punto di leva che alza il cielo
Oriella Savoldi, Esperienze di governo delle operaie
Anna Maria Piussi, Il pensiero della differenza alla prova del populismo
Nadia Lucchesi, Anna, la guerra, il popolo
Luana Zanella, Dall’esperienza delle Vicine di casa alla fondazione della Scuola per donne di governo Dopo i brevi interventi iniziali, si continuerà fino alla conclusione del seminario, dando la parola a chi vorrà portare il proprio contributo di riflessioni, di pratiche e di invenzioni politiche. 
Luisella Conti, Alessandra De Perini, Nadia Lucchesi, Franca Marcomin, Maria Teresa Menotto, Luana Zanella, Maria Cannata, Morena Piccoli

L'incontro è a Verona, il 12 novembre 2016 - 9.30/18.00; Società Letteraria in Piazzetta Scalette Rubiani 1 • per comunicare la partecipazione e l’eventuale intenzione di intervenire, scrivere a: s.deperini@gmail.com o a conti.conti.luisa@gmail.com 

domenica 6 novembre 2016

Nonunadimeno, RebelRebel e le donne verso la manifestazione nazionale: un contributo di DonneinQuota

Ringraziamo le organizzatrici e le partecipanti al raduno RebelRebel di Osimo e Ancona, insieme a tutte quelle che si sono riunite per #nonunadimeno l’8 ottobre a Roma; e tutte quelle con cui ci ritroveremo alla manifestazione nazionale di Roma, il 26 novembre prossimo, e nel successivo incontro del 27.
Come contributo a questo importantissimo risveglio delle donne portiamo 2 temi: quello del riconoscimento reciproco e quello dell’immagine delle donne nella televisione pubblica.




1. l’argomento del riconoscimento reciproco, delle nostre rispettive esistenze e dei relativi operati, è di centrale importanza; perché oggi non è ancora abbastanza valorizzato, ma è alla base stessa di quell’efficace sostegno reciproco di cui abbiamo bisogno più di ogni cosa. Nel nostro paese siamo in moltissime a occuparci in vario modo di diritti delle donne; l’altra faccia di questa grande ricchezza è la debolezza che discende dalla frammentazione. Le donne non hanno aiuti e accedere a finanziamenti è difficilissimo; avere dunque sufficienti risorse, fra le quali un efficiente ufficio stampa, rimane un sogno; di conseguenza ogni realtà, fuori dal proprio territorio e dai circoli web delle donne, fatica a farsi conoscere, e dunque ad imporsi. Per questo è vitale unire le forze il più possibile; e questo si realizza a partire dal sostenerci l’un l’altra facendo conoscere non solo il proprio operato, ma quello di tutte.  
[in proposito ricordiamo che da anni, con un portale che opera senza protagonismi,  la Rete delle reti femminili offre a tutte efficaci strumenti da usare in questa direzione. Suggeriamo anche di partecipare alla mappatura delle nostre realtà: ognuna di noi può accedere direttamente e inserire la scheda della propria associazione (o sito) e di altre. Tutte possono inoltre accreditarsi come autrici ai blog della politicafemminile (nazionale e regionali) per dare risonanza alle proprie opinioni e azioni].

2. sul tema dell’immagine delle donne nella televisione pubblica vogliamo condividere con voi la nostra profonda preoccupazione. Quest’anno è scaduta la convenzione ventennale Stato-Rai. Il 12 aprile scorso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha convocato una consultazione definita “pubblica”, durante la quale 160 persone (in rappresentanza di 62 associazioni, 20 enti pubblici e istituzioni, 11 centri studi e think tank), hanno lavorato su 16 tavoli tematici. Ma, nonostante le nostre pressioni, le associazione di donne impegnate da anni contro il sessismo nei media e a favore della par condicio di genere non sono nemmeno state invitate. E’ stata una gravissima e ingiustificabile esclusione, che ha cancellato il lavoro, e i risultati, di 6 anni di interlocuzione con i precedenti governi, che avevano portato all’inserimento nel Contratto di Servizio 2010-2012 (tuttora vigente), di 13 emendamenti sull’immagine della donna. Inoltre è stata ignorata, e non si è ritenuto di utilizzare nemmeno come base di partenza, la bozza del Contratto di Servizio 2013-2015 (che aveva completato il suo iter fino all’approvazione, per il quale abbiamo combattuto e alla cui stesura abbiamo collaborato), che si presentava come la più avanzata, dal punto di genere, in tutta la storia della Rai. Il MISE ha messo online un questionario inteso a una “consultazione pubblica” (non pubblicizzata e con domande che riteniamo peraltro inadeguate). A consultazione terminata, è in preparazione la convenzione; e il prossimo passo sarà la discussione per il nuovo Contratto di Servizio. Per evitare che le donne ne siano escluse, insieme alla Rete per la Parità stiamo organizzando un convegno dal titolo: “CambieRai per non cambiare mai. Donne vere in tv” (a Roma, il 23 gennaio 2017). Invitiamo le attiviste di Roma e le giornaliste a partecipare, chiediamo a tutte attenzione al tema e aiuto alla divulgazione.
Buon lavoro a tutte; Donatella Martini

Chi siamo DonneinQuota nasce a Milano nel 2006 dal corso Donne, Politica e Istituzioni, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità e riproposto in più edizioni in decine di università italiane allo scopo di favorire l’ingresso delle donne in politica. Ci occupiamo principalmente di 
• rappresentanza politica femminile: per raggiungere una democrazia paritaria che rispecchi la società reale composta al 50% da donne e al 50% da uomini; 
• rappresentazione  della  donna  nei  media:  in  base  alla  Risoluzione  del  Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sull'impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini [2008/2038 (INI)]. Rappresentanza e rappresentazione sono temi strettamente collegati.
La strumentalizzazione e la stereotipizzazione dell’immagine femminile, infatti, contribuisce pesantemente a relegare le donne in ruoli subalterni, ostacolando il raggiungimento della parità nel lavoro, in politica e nei luoghi dove si decide. A favore della rappresentanza politica femminile nel 2010 abbiamo avviato, e vinto, il ricorso al Tar della Lombardia contro la Giunta Regionale, composta allora da 15 assessori uomini e una sola donna. Questo è stato solo il primo di altri ricorsi al Tar sostenuti successivamente per le stesse ragioni. E siamo in costante collegamento con le realtà politiche femminili per dar loro risonanza e sostegno. Riguardo alla rappresentazione della donna nei media abbiamo effettuato azioni di contrasto in molti casi di pubblicità sessista, e fondato - insieme alla Camera del lavoro/CGIL e all’associazione Amiche di ABCD - il Comitato Immagine Differente che in tema ha prodotto un DDL.  Siamo nel direttivo del Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne. Facciamo parte dell’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che raggruppa oltre 50 associazioni femminili italiane. Dal 14 febbraio 2013 organizziamo ogni anno a Milano il flashmob mondiale contro la violenza sulle donne One billion rising. Nel marzo 2013 abbiamo fondato Wecams (Women’s European Coalition against Media Sexism), una coalizione europea contro il sessismo nei media che, con l’appoggio di alcune eurodeputate, sta facendo pressione al Parlamento europeo affinchè le numerose risoluzioni sul tema diventino direttive vincolanti. Nel settembre 2013 è nato - su spinta propulsiva della nostra associazione - il Centro di Ricerca Interuniversitario Culture di genere, che raggruppa sei università milanesi (Università degli Studi di Milano e di Milano Bicocca, Bocconi, Politecnico, IULM e S.Raffaele) e con il quale collaboriamo attivamente.

domenica 30 ottobre 2016

UnWomen candida Wikidonne al premio GemTech per l'inclusione digitale

Il progetto Women in red per ridurre il gender gap in Wikipedia tra i finalisti a livello mondiale


UnWomen, sezione delle Nazioni Unite che si occupa di parità di genere,  ha candidato il progetto #WiR a concorrere al premio #GemTech (Gender Equality Mainstreaming), rivolto a organizzazioni o singole persone impegnate nel promuovere la parità attraverso l'integrazione con le nuove tecnologie. Il progetto Wikidonne (di cui ricordiamo qui anche Herstory), per Wikipedia, candidato nella prima delle tre sezioni (quella dedicata all'applicazione della tecnologia per l'inclusione 'digitale' delle donne), su 14 candidati totali è l'unico ad avere una estensione globale in quanto, tramite il web, si rivolge al mondo intero. Qui: il testo completo



domenica 23 ottobre 2016

Caro Emis, cara Cristina, caro Emis. Caro Emis again. 4 messaggi in segreteria

Volevo abbassare le armi ora dovrò spararti / non mi dire di calmarmi, è tardi stronza / fanculo al senso di colpa, non ci saranno sbocchi / voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi

ma cos'hai capito? ma quale violenza? ma anche un bambino capisce che "è il contrario"! 

Vale la pena leggere la lettera di Cristina, la risposta di Emis (che pare di sentirle, le unghie sul vetro, il rumore che fanno), e la contro-risposta di Cristina, in fondo allo stesso post (che il tuo “dovere di artista” non ti stimoli ad occuparti di migranti altrimenti potresti spaziare con «Muori profugo di merda alzo il muro e vaffanculo»).
Però, il coro dei fan dice che quelle come lei non capiscono.

Ma non capiscono cosa? che non è Emis a pensare quelle parole? [eppure lei l'ha specificato come prima cosa: non ho mai pensato che quel pezzo fosse autobiografico; e allora di che parliamo?] no, di cosa pensa Emis qui importa poco; quello che importa è cosa pensano masse di potenziali assassini; è questo il punto. E allora gridare all'artista incompreso è alquanto peloso.
Fare l'artista incompreso, che fa finta di non comprendere l'obiezione mossa, ancora di più. Ma secondo Emis anche grazie a questa polemica tanti giovani si stanno confrontando con una realtà che magari ignoravano fino a ieri; si, certo: l'esistenza di Emis, i suoi dischi e i suoi concerti.
Non ci piove che, in rapporto a questo, il marketing del prodotto Emis ha centrato l'obiettivo. Ma non è certo quello che dice Emis.

Secondo lui quella canzone è il suo modo di esprimere dissenso sul femminicidio; e come lo esprime? gridando (con forza) tutto, e solo, il punto di vista del femminicida. E nella sua risposta a Cristina le dice anche che la reazione di chi non condivide quel modo di esprimere dissenso (nel caso lei) dimostra che il suo intento era corretto.
Ah, bè.
Ora, Emis, anche una canzonetta di un po’ di tempo fa, diceva prendi una donna, trattala male - lascia ti aspetti per ore, non farti vivo e quando la chiami fallo come fosse un favore / e allora sì vedrai che t'amerà - chi è meno amato più amore ti dà. lallallààà... Ma poi un contro-pensiero aggiungeva: caro amico non sono d'accordo - parli da uomo ferito - non esistono leggi d'amore, basta essere quello che sei... senza l'amore un uomo che cos'è? E' questa l'unica legge che c'è.
Così, tanto per fare un esempio. 
Invece tu di contro-pensiero ne hai messo zero; hai deciso (dici) di raccontarlo in una maniera diversa, più d’impatto, dal punto di vista di chi ammazza (parole tue); ecco, appunto: un punto di vista unilaterale. E siccome il punto di vista sparato nel mondo è solo quello di chi ammazza, quell’impatto è solo sulle donne - contro di loro; e solo contro di loro; il pugno nello stomaco pure, fattene una ragione.
Scrivi non riesco proprio a pensare che qualcuno pensi ad emulare il personaggio che interpreto, come non penso che la gente cominci ad emulare personaggi negativi di film, libri e via dicendo; ah si??! ma dove vivi?
Le canzoni ispirano, non lo sapevi? e le canzoni, per i fan, non sono una fiction (come Gomorra): ognuna è un manifesto, un richiamo a una filosofia di vita. Vaglielo a spiegare, a migliaia di persone da qui all'eternità, che scherzavi; anzi, che criticavi; che volevi dire il contrario.

Ai coglioni predisposti al femminicidio quella canzone ispira solo pensieri tossici; ed è dai pensieri che nascono le azioni. A noi donne, che veniamo fatte a pezzi da quelli come il tizio a cui dai voce tu, la tua “canzone” può ispirare solo un controcanto.

Non mi dire di calmarmi è tardi, stronza 
Non ci dire di calmarci è tardi, sei un mandante 

Fanculo il senso di colpa non ci saranno sbocchi 
Fanculo la tua “buona fede” non chiedere sconti

Voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi 
Voglio vedere ritirata la tua canzone

Io c’ho provato e tu mi hai detto no
perché nessuna è “mia” e quella non è musica ma istigazione 

E ora con quella cornetta ti ci strozzerò
e per la sua ispirazione, il peso di ogni donna morta anche su te resterà


Strozzatici tu invece, con quella cornetta; fanculo lo diciamo noi Emis; la vita dagli occhi è fuggita a troppe donne - e continua a farlo - un fiume di vite che scorre verso il nulla senza soste; strappate a forza da uomini che avevano quegli esatti pensieri. Vuoi provare a metterti, per una volta, nei pensieri delle donne? allora, per favore, prova a leggere anche un'altra lettera, questa > lettera a oscar Pistorius.
Al momento tu la voce non l’hai data alle uccise, ma solo a loro, agli assassini. Che tu abbia il discernimento per capirlo o no, quella canzone è e resta un peana di guerra, un megafono da cui risuona un inno alla mascolinità tossica; e fa ridere, ridere, di un riso amaro, che chi l’ha scritta, e lanciata nel mondo come una bomba a chiodi, osi aggiungere la beffa di reclamarla come un atto contro il femminicidio
Se sei un uomo - uno di quelli che non hanno paura di chiedere scusa, quella canzone ritirala; è meglio. Fanne una seconda versione; cambia le parole, introduci la voce delle donne.

DI MESSAGGI IN SEGRETERIA METTINE 4.

Perché tutto il resto, ricamarci intorno, arrampicarsi sui vetri, non serve; così com'è quella canzone è un pericolo.